Trivelle Ionio, Mise dà ok. Costa: “Non firmerò”. Emiliano prepara comitato, Di Maio si difende: “Tutte bugie”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 gennaio 2019 17:01 | Ultimo aggiornamento: 6 gennaio 2019 21:18
Trivelle Ionio, ok da Di Maio ma ministro Costa frena: non firmerò mai

Trivelle Ionio, Di Maio autorizza iter. Ministro Ambiente Costa: “Non firmerò mai l’approvazione”

ROMA – Il Ministero dello sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio ha avviato l’iter per i permessi per trivellare a caccia di petrolio nel mar Ionio, sia nel versante Adriatico che nel Canale di Sicilia. Un annuncio che ha scatenato la reazione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha replicato: “Non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò”. Il ministro ha inoltre annunciato di essere al lavoro assieme al Mise per inserire nel dl Semplificazioni una norma per lo stop a 40 permessi pendenti.

Intanto il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha invitato i comitati antitrivelle per costruire una nuova iniziativa politica contro le trivellazioni e ha accusato il governo di ipocrisia. L’attacco non è piaciuto a Di Maio, né da Emiliano, né da Costa, che ha replicato in serata: “Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia”. Il vicepremier si è detto contento dell’iniziativa di Emiliano.

L’annuncio del governo: ok alle trivellazioni

Davide Crippa, sottosegretario al Mise e parlamentare M5s, rispondendo alle notizie dei giorni scorsi sull’autorizzazione nell’Adriatico delle trivelle, ha dichiarato su Facebook: “Lasciando da parte inutili e sterili polemiche, sono più che disponibile ad incontrare le associazioni convinto che un lavoro a più mani ci possa permettere di fermare nel modo più celere queste trivellazioni. Ho la netta sensazione che la questione stia ormai assumendo dei caratteri di disinformazione voluti. Tant’è che si omettono informazioni definitive e fondamentali per screditare questo esecutivo”.

E ha aggiunto: “Riporto in allegato copia del Rigetto del pozzo di Carisio (NO) che qualcuno deve proprio far fatica a trovare tant’è che nemmeno lo tiene in considerazione tra gli atti che questo governo ha portato a termine. Ritengo utile precisare che quando scrivo che è stato dato seguito all’iter di rigetto, non vuol dire che il rigetto è stato già pubblicato (cosa che per Carisio è evidente ma qualcuno non lo vede comunque). Il rigetto è frutto di un percorso formale di corrispondenza tra le parti che può portare, dopo tempistiche obbligate per le controdeduzioni, all’emanazione del rigetto”.

Ministro dell’Ambiente: “Non firmerò mai”

Una dichiarazione che non è piaciuta al ministro dell’Ambiente Costa, che ha ribadito di non essere diventato tale per portare l’Italia al Medioevo: “Da quando sono Ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò. Non sono diventato Ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione”.

Costa ha poi aggiunto: “I permessi in questi giorni dal Mise sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra amica dell’ambiente. Noi siamo il governo del cambiamento e siamo uniti nei nostri obiettivi. Siamo e resteremo contro le trivelle. Quello che potevamo bloccare  lo abbiamo bloccato. Siamo per un’economia differente, per la tutela dei territori e per il loro ascolto. Anche per questo incontrerò personalmente i comitati Notriv di tutta Italia. Per lavorare insieme a norme partecipate, inclusive e che portino la soluzione che tutti aspettiamo da anni”. 

Emiliano pronto a impedire le trivellazioni

Il governatore della Puglia Emiliano il prossimo 14 gennaio incontrerà a Bari le componenti del Comitato promotore dei referendum antitrivelle che si è svolto il 17 aprile 2016, nonché tutti i rappresentanti interessati delle Regioni e dei Consigli Regionali che col loro voto chiesero lo svolgimento della consultazione referendaria. “Lo scopo – è detto in una nota della Regione Puglia – è quello di costruire una nuova iniziativa politica per fermare le trivellazioni nei mari italiani”.

Emiliano ha poi attaccato il governo: “È insopportabile la bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco, appena giunto al Governo del Paese anche grazie ai tanti elettori sensibili a questo argomento, ora assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum antitrivelle. Tali posizioni esprimono una totale indifferenza per le questioni ambientali e per la tutela dei nostri mari e dei nostri territori senza alcuna reale prospettiva di sviluppo economico. Ma soprattutto un cinismo spietato e lobbista come già constatato dalla Puglia nei voltafaccia insopportabili sulle questioni Ilva e Tap”.

Emiliano ha poi concluso: “La firma dei permessi di ricerca petrolifera con l’Air Gun tra Natale e Capodanno, dà il senso di una delusione grandissima nei confronti di avversari politici con i quali il Governo pugliese aveva lealmente collaborato su queste grandi battaglie senza esitare ad entrare in contrasto con i governi del centrosinistra”.

Di Maio smentisce la firma: “Trivelle autorizzate dal governo precedente”

Il vicepremier a capo del Mise smentisce di aver dato l’ok e torna ad accusare il governo precedente delle autorizzazioni: “Oggi mi si accusa di aver autorizzato trivelle nel mar Ionio. È una bugia. Queste “ricerche di idrocarburi” (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal Ministero dell’Ambiente del Ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole. A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato”.

E ha aggiunto: “Ho letto che il Governatore della Puglia intende impugnare queste autorizzazioni. Sono contento, non chiedo altro, spero che un giudice blocchi quello che da qui non potevamo bloccare senza commettere un reato a carico del dirigente che doveva apporre la firma. Ma non sarà ‘un ricorso contro Di Maio’, bensì sarà un ricorso di un governatore del Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd”.

Il ministro ha provato a difendersi: “Ho scelto il Ministero dello Sviluppo economico anche perché sapevo che da queste parti passano le autorizzazioni a trivellare il nostro territorio e i nostri mari. In questi otto mesi abbiamo già fermato tante nuove richieste e presto avrete un piano clima ed energia in Italia che proietterà l’Italia verso il 100% di energie rinnovabili. Quando il Pd ha dato l’ignobile parere favorevole un anno e mezzo fa, nessun giornale aveva messo la notizia in prima pagina. Ora che il Mise ha semplicemente ratificato quello che il Pd aveva deciso, è diventata una notizia”.

Di Maio ha poi annunciato che presto arriverà in Parlamento “una norma che dichiara l’Air gun una pratica illegale e che renda sconveniente trivellare in mare e a terra. Fino ad allora faremo il possibile per bloccare le trivellazioni volute dal Pd, ovviamente senza infrangere la legge”.