Truffa sui rimborsi, Riccardo Bossi ottiene rito abbreviato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Settembre 2015 13:44 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2015 13:44
Truffa sui rimborsi, Riccardo Bossi ottiene rito abbreviato

Riccardo Bossi

MILANO –  Verrà processato con rito abbreviato Riccardo Bossi, figlio del fondatore della Lega Nord Umberto Bossi, imputato assieme al padre e al fratello Renzo nel processo con al centro le presunte spese personali con i fondi del partito.  Il giudice del Tribunale di Milano ha concesso infatti il rito alternativo, chiesto dai difensori, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

Riccardo Bossi, presente in aula, ha annunciato che si sottoporrà all’esame e “risponderà alle domande” del pubblico ministero. L’esame si terrà nella prossima udienza, il 14 dicembre. Umberto e Renzo Bossi proseguiranno invece con il dibattimento assieme all’altro imputato, l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, sempre all’ottava sezione penale ma davanti ad altri giudici.

I difensori di Riccardo Bossi nella scorsa udienza avevano chiesto il rito abbreviato condizionato alla testimonianza del sindaco di Lazzate (Monza-Brianza), Loredana Pizzi, per “provare il rapporto economico e lavorativo che legava l’imputato alla Lega Nord”. Istanza che oggi è stata respinta dal giudice in quanto “l’integrazione probatoria chiesta dalla difesa è troppo generica e non si capisce a quale titolo debba essere sentita Loredana Pizzi”.

Il giudice ha concesso invece il rito abbreviato ‘secco‘ (senza la testimonianza del sindaco di Lazzate alla quale si era opposto anche il pm, sostenendo che “non è riconducibile all’oggetto del processo”) chiesto oggi dalla difesa nel caso di rigetto della prima istanza.

Il processo milanese con al centro l’accusa di appropriazione indebita è l’ultimo dei filoni dell’inchiesta che nel 2012 ha travolto Umberto Bossi ad essere rimasto a Milano. Gli altri sono stati trasferiti per competenza territoriale a Genova. Nel dibattimento milanese i pm contestano agli imputati di aver usato oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici, ottenuti con rimborsi elettorali, per pagare le spese personali della famiglia Bossi. Tra queste spese ci sono multe per migliaia di euro, la fattura del carrozziere, l’ormai famosa laurea in Albania di Renzo ‘il Trota’ e i lavori di casa Bossi a Gemonio.