Udu e Rete studenti a Monti: “Riforma del lavoro? Rimasti di stucco”

Pubblicato il 21 Febbraio 2012 14:06 | Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2012 14:45

ROMA – ”Caro presidente del Consiglio, caro ministro del lavoro, cari 19 giovani che con una lettera al Corriere della Sera avete detto “la vostra” sulla riforma del mercato del lavoro, vi scriviamo questa lettera priva di ideologia, priva di una qualsiasi forma di rancore o “etichetta ottocentesca” come contributo e confronto rispetto a quello che avete scritto sul quotidiano”. Inizia con queste parole una missiva scritta dall’Unione degli Universitari e della Rete degli studenti medi.

”Queste poche parole che vi consegnamo – scrivono gli studenti – sono solo figlie della nostra esperienza quotidiana che viviamo sulla nostra pelle come studenti medi, studenti universitari e giovanissimi lavoratori. E’ anche una lettera figlia delle espressioni dei nostri genitori, del loro vivere giornaliero: è una lettera che raccoglie la realtà che si respira in tutto in nostro Paese, a qualsiasi latitudine, ma che troppo spesso chi ha incarichi importanti o viene da scuole e università private tende a dimenticarsi”.

”Siamo rimasti – prosegue la lettera – di stucco quando abbiamo letto determinate espressioni-etichetta nel vostro articolo, che a dir la verità ci sanno un po’ troppo di slogan di cui la nostra generazione è stufa”.

”Da studenti che si mantengono gli studi con lavori (indovinate?) precari e sottopagati, dalle pagine del Corriere abbiamo appreso la vostra ricetta: la soluzione ai nostri problemi è una maggiore flessibilità del lavoro e rubare i diritti ai nostri genitori e ai nostri nonni. Ci chiediamo, cari 19 giovani in soccorso al Governo, ma viviamo nello stesso Paese? Non sappiamo che lavoro facciano i vostri genitori, che pensione prendano i vostri nonni, ma se volete vi raccontiamo, per esempio, cosa vuol dire vedere il proprio padre o la propria madre con il magone dirti che non può permettersi di pagarti gli studi”.

Pagare un percorso formativo che nel nostro Paese, scrivono Michele Orezzi, coordinatore dell’Udu e Sofia Sabatino, portavoce della Rete degli studenti, ”è diventato un percorso ad ostacoli. In partenza l’assenza totale di diritto allo studio, a partire dalle scuole superiori, sempre più costose, da cui 100.000 studenti rimangono fuori, perchè non possono permettersele o perchè devono andar a lavorare per aiutare la famiglia, proseguendo sulla strada dell’università in cui si trovano ostacoli sociali di ogni sorta: le terze tasse universitarie più alte d’Europa anche più alte dei limiti previsti dalla legge, numeri chiusi che stanno facendo calare le immatricolazioni nello Stato con meno laureati d’Europa; uno Stato che si sta gradualmente disinteressando della propria istruzione pubblica, tagliando i fondi e diventando fanalino di coda Europea per investimenti nell’istruzione e ultimissimi per investimenti per il diritto allo studio”.

”Tutto questo – scrivono -nel Paese con 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, con la dispersione scolastica fra le più alte d’Europa e che confeziona il tutto in un grande pacco chiamato “mobilità sociale immobile”.  ”Precari nella vita, prima ancora che come lavoratori: senza diritti sul posto di lavoro, senza sicurezze nella quotidianità senza avere la possibilità di fare anche solo un progetto a medio-lungo termine. E la soluzione a tutto questo sarebbe ulteriore flessibilità?”, si chiedono questi studenti.