Renzo, Manuela, la scuola, l’auto… i Bossi’s “a carico del partito”

Pubblicato il 4 Aprile 2012 10:53 | Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2012 11:40

(Foto LaPresse)

ROMA – Le spese per la scuola, le macchine, gli appartamenti per Renzo; l’auto per Riccardo; la tenuta per Roberto; le spese spicciole per Manuela; i viaggi per tutta la famiglia; il lavori di ristrutturazione della villa di via Gemonio (a “insaputa” di Bossi)… spese di casa Bossi, che i magistrati che indagano sulla Lega Nord sospettano siano state pagate da via Bellerio attraverso il tesoriere Francesco Belsito. Ovvero, spese di tutti i giorni e per “viziare” i quattro figli e la moglie, che Bossi avrebbe fatto pagare al partito.

Scrive ‘Il Corriere della Sera’, che secondo gli inquirenti Francesco Belsito avrebbe usato parte dei finanziamenti pubblici ricevuti dal partito per far fronte ad esempio alle spese scolastiche di Renzo Bossi, pagare un’auto guidata da uno degli altri figli, liquidare le spese spicciole della moglie di Umberto Bossi (Manuela Marrone, ndr) o le esigenze di Rosy Mauro, insomma “i costi della famiglia in contante o con assegni circolari o contratti simulati”: “esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord” (ma nessuno della famiglia è indagato, ndr) certo “non riconducibili agli interessi del partito e contrarie ai suoi vincoli statutari”.

E poi altri soldi che sono stati trasferiti per investimenti milionari in Tanzania e Cipro, ma che poi (come solo ora si scopre invece grazie alle intercettazioni) in parte sono rientrati in Italia per essere consegnati in contanti e per strada proprio al tesoriere leghista, si pensa dentro un cappello e in una scatola di vini appena poche settimane fa.

A qualcuno allora torna in mente che nella Lega gira da anni una battuta su quel Renzo detto ‘Il Trota‘: “Sta andando a via Bellerio? E’ il suo bancomat”. Perché, racconta ‘Il Corriere della Sera’, sono anni che nella Lega si dice che Renzo attinga soldi da via Bellerio come fosse un bancomat: per comprarsi i macchinoni di cui è un appassionato, per pagarsi la bella vita a Milano, o appartamenti a Brescia e Milano. Lui smentisce di aver mai avuto soldi dalla Lega Nord e d’altronde nessuno della famiglia Bossi è indagato.

A qualcun’altro però tornano in mente altre voci di corridoio che da anni si diffondono in ambienti leghisti su “regali” vari fatti dal partito a familiari di Umberto Bossi ed esponenti del cosiddetto “cerchio magico”. Voci di corridoio, ovviamente, tutte da dimostrare. Voci, scrive ‘Il Corriere della Sera’, che parlano, ad esempio, “di una tenuta acquistata per soddisfare la passione per l’agricoltura di Roberto Libertà Bossi a Brenta, a due passi dalla natia Gemonio” o di una “sede in Sardegna del Sin.pa, il sindacato padano presieduto da un’altra esponente del «cerchio magico», Rosy Mauro. Sede che, giurano i malvagi, assomiglierebbe più a una residenza estiva che a una Camera del lavoro”.

E come ricorda ‘Il Fatto Quotidiano’ sono molti gli hobby dei quattro figli di Umberto Bossi che i maligni dicono siano state fatte pagare talvolta dal partito. Anche perché Renzo è l’unico dei quattro fratelli (Riccardo, Roberto Libertà ed Eridiano Sirio gli altri) che guadagna, e anche bene. Gli altri accumulano ogni mese, secondo ‘Il Fatto Quotidiano’, “multe, fatture di ristoranti, feste in discoteca, biglietti aerei, estratti conto delle carte di credito”. Il tutto a spese della Lega Nord? Questo sarà la magistratura eventualmente ad accertarlo.

Certo i rampolli di casa Bossi di hobby ne hanno molti. Riccardo, ad esempio, si diletta nei rally e nelle gare di off-shore: l’ultima, scrive ‘Il Fatto Quotidiano’ l’ha disputata a Dubai dove sarebbe arrivato a bordo di un elicottero assieme all’assessore regionale lombarda, Monica Rizzi. Renzo ha invece la passione per le discoteche, per i quad e per i Suv: possiede un’Audi Q7 e una BmwX5. Poi c’è Roberto Libertà (quello dei gavettoni alla varecchina) a cui Bossi a regalato una tenuta (a carico del partito?) a Brenta e un’asina…

Intanto le indagini vanno avanti: la Guardia di Finanza e i pm di Milano indagano Belsito (fino al 2010 consigliere d’amministrazione di Fincantieri nella sua Genova, poi sottosegretario alla Semplificazione nel governo Berlusconi) anche per “appropriazione indebita” insieme a Stefano Bonet (imprenditore specialista di caccia a incentivi pubblici) e Paolo Scala (intermediario finanziario a Cipro), oltre che per “truffa allo Stato” (con Bonet) riguardo crediti d’imposta erogati a favore della società di innovazione tecnologica Siram spa. I pm napoletani Woodcock-Piscitelli-Curcio procedono per l’ipotesi di “riciclaggio”, con Bonet e altre tre persone. E lo stesso fa a Reggio Calabria il pm Giuseppe Lombardo, che per l’ipotesi di «riciclaggio» indaga sui rapporti tra Belsito e Romolo Girardelli, indicato come agevolatore della cosca di ‘ndrangheta De Stefano e come socio di Belsito (tramite il figlio Alex) in una immobiliare genovese.