Bnl-Unipol: così il nastro di Fassino arrivò a Berlusconi

Pubblicato il 24 Marzo 2010 10:39 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2010 10:39

Piero Fassino

Mattina del 24 dicembre 2005: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è seduto sulla poltrona del salotto principale di Arcore. Sta per ricevere Roberto Raffaelli, l’ex amministratore dell’azienda di intercettazioni telefoniche “Rcs-Research control system”. Basta poco per spiegare il motivo della sua visita.

Con l’aiuto di un computer, Raffaelli fa ascoltare l’intercettazione telefonica captata nel luglio precedente tra l’allora leader Ds, Piero Fassino e il numero uno Unipol, Giovanni Consorte. “Allora, abbiamo una banca?”, chiede Fassino al manager della compagnia assicurativa, poche ore prima dell’ufficializzazione dell’Opa sulla Bnl da parte di Unipol. La conversazione è captata proprio da Rcs per conto della procura di Milano che sulle scalate sta conducendo in gran segreto un’inchiesta.

“La famiglia ve ne sarà grata per l’eternità”, il commento del premier, secondo il racconto di uno dei soggetti coinvolti. Il racconto è riportato dal quotidiano Repubblica.

Terminato il faccia a faccia, i personaggi coinvolti nella vicenda avrebbero spedito, in un pacchetto anonimo, l’intercettazione a il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi. E dopo sette giorni il quotidiano di via Negri ha pubblicato in esclusiva il contenuto dell’intercettazione.

Questo è lo spaccato che emerge dall’indagine condotta dal pm Massimo Meroni e che, adesso, vede Raffaelli indagato per “accesso abusivo a sistema informatico”, “rivelazione di atti coperti da segreto” e false fatture.