Università: il governo prova ad “accontentare” i ricercatori, ma la riforma è a rischio

Pubblicato il 4 Ottobre 2010 9:58 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2010 11:13

Mariastella Gelmini

I ricercatori non vogliono fare lezione, i precari fanno lo sciopero della fame e il governo pensa di cambiare in corsa, e di corsa, la riforma Gelmini sull’Università. Un cambiamento sul filo di lana che si gioca tutto sui tempi parlamentari. La discussione delle modifiche al testo, ora alla Camera, è stata rimandata la scorsa settimana dal 5 ottobre al 14. Un rinvio chiesto dall’opposizione, discusso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, e approvato da Gianfranco Fini.

Il rinvio, però, potrebbe essere fatale proprio alla riforma e la potrebbe far arrivare su un binario morto. Un binario morto che riguarderebbe sì le norme tanto contestate dai ricercatori, ma che manderebbe al macero anche delle norme apprezzate anche dalle opposizioni.

Il punto è, come racconta il Corriere della Sera, che il 15 ottobre, ovvero il giorno dopo l’inizio della discussione della riforma nell’Aula di Montecitorio, inizia alla Camera la sessione di Bilancio, durante la quale non è possibile approvare nessun altro provvedimento.
Il governo dunque starebbe pensando di forzare la tempistica del secondo ramo del Parlamento e anticipare la discussione all’11 ottobre. Così da avere il tempo di approvare le modifiche e passare il testo al Senato.

La modifica principale di cui si parla è quella che punta ad “accontentare” i ricercatori, accogliendo una proposta che viene dall’opposizione: prevedere per i ricercatori un’indennità didattica, cioè una piccola aggiunta in busta paga per chi (ovvero il 99,9%) è chiamato anche a tenere uno o più corsi universitari.