Vaccinazione lenta, inchiodata a 250 mila al giorno. Uno su quattro rifiuta AstraZeneca. Regioni problema e non soluzione

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 8 Aprile 2021 10:55 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2021 10:55
Vaccinazione inchiodata a 250 mila al giorno. Uno su quattro rifiuta AstraZeneca. Regioni problema e non soluzione

Vaccinazione inchiodata a 250 mila al giorno. Uno su quattro rifiuta AstraZeneca. Regioni problema e non soluzione (Foto d’archivio Ansa)

Vaccinazione va lenta e non schioda da 250 mila vaccinati al giorno (quando va bene). Una media di somministrazioni e una velocità di immunizzazione della popolazione lente, maledettamente lente. Così non ce la si fa.

Così non si arriva a maggio-giugno con gutti gli anziani vaccinati, tanto meno a settembre-ottobre con vaccinati tutti gli adulti disposti a vaccinarsi. Così, con queste medie e velocità si scivola verso il terzo autunno-inverno di Covid diffuso nel paese, negli ospedali, nelle attività economiche.

Vaccinazione lenta. Carenza di dosi: una verità, ma solo metà della verità

Si vaccina lento perché, dicono e lamentano i più, mancano le dosi di vaccino. Il che è vero, anzi sarebbe vero. Sarebbe vero se si viaggiasse in tutta Italia alla velocità dovuta e promessa e cioè tra le 400 mila e le 500 mila somministrazioni giornaliere. Ma viaggiando ai ritmi attuali le dosi ci sono, anzi una parte di esse nemmeno viene utilizzata e resta in magazzino. E non  è l’uovo e la gallina, l’irrisolvibile enigma tra chi prima e chi dopo.

Al netto di una sola Regione che fa il suo dovere (il Lazio), il resto è un panorama di perdurante inadeguatezza. Dalla Lombardia che continua a convocare anziani per i quali poi non ci sono fiale o che qua e là invita a presentarsi senza appuntamento e non riesce a vaccinare chi va, alle Marche che continuano a vaccinare magistrati e addetti ai Tribunali prima che anziani, alla Calabria che arranca…

Le Regioni non ce la fanno per un semplice ed ovvio motivo: mettono in campo il personale politico amministrativo che hanno selezionato e promosso negli anni e decenni recenti: di solito e di preferenza un mix tra incompetenza e propaganda.

Vaccinazione lenta: il rifiuto di AstraZeneca

Si vaccina lento e si rischia grosso di vaccinare ancora più lento perché da oggi pesa ancora più massiccio il freno del rifiuto di AstraZeneca. C’era già stato, qua e là. Non massiccio ma non irrilevante. Si erano distinti nel rifiuto di AstraZeneca soprattutto i prof.

Ma il fenomeno rifiuto AstraZeneca era stato stimato complessivamente pari al 5 per cento dei vaccinandi. Più coperto e forse più rilevante quanto a numeri il fenomeno dell’aggiramento di AstraZeneca al momento delle prenotazioni sulle piattaforme. Uno sguardo alla data della seconda dose: se tre settimane dopo è Pfizer o Moderna e allora sì, se tre mesi dopo è AstraZeneca e allora si passa ad altra opzione, se c’è, o altrimenti si aspetta.

Da stamane il rifiuto di AstraZeneca sarà più massiccio, lo è già: a Torino e in  Piemonte lo calcolano al 25 per cento, uno su quattro. Inevitabilmente, in mancanza di una informazione adeguata al bisogno, l’indicazione di AstraZeneca dai 60 anni in poi appare come indicazione di rischio e non di sicurezza.

Le Regioni aggravano il problema

Su AstraZeneca le Regioni aggravano il problema: segnalano al governo la necessità di “indicazioni chiare”. Ne hanno, ne avrebbero di chiarissime. Ma non sono quelle che vogliono, vogliono che il governo dica l’impossibile avanti con AstraZeneca non ci sarà mai una reazione avversa oppure dica l’impossibile basta con AstraZeneca, AstraZeneca fa male. Le Regioni si fanno diligentemente parte del problema e non della soluzione. Collaborano con solerzia al vaccinare lento. E Draghi e Figliuolo finora sembrano non in grado di farci nulla, al massimo finora hanno contenuto ed evitato il peggio del peggio. Ci si aspettava di più e comunque serve di più.