Vaccino Pfizer, Italia tenta il via al 15 gennaio. Regioni, già si mugugna sulle dosi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 9 Dicembre 2020 10:43 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2020 10:43
Vaccino Pfizer, Italia tenta il via al 15 gennaio. Regioni, già si mugugna sulle dosi

Vaccino Pfizer, Italia tenta il via al 15 gennaio. Regioni, già si mugugna sulle dosi (Foto d’archivio Ansa)

Vaccino Pfizer, il primo dei vaccini anti Covid che arriva. Anzi è già arrivato: in  Gran Bretagna è già stato somministrato ad alcuni cittadini. E negli Usa è arrivato dall’autorità di controllo il via alla vaccinazione. L’Ema, l’organismo di controllo europeo, promette di dare l’ultimo ok entro il 29 dicembre.

In Italia ora il governo mette fretta

Dalla fine del mese dunque in Europa si potrà vaccinare e allora quando si comincerà nel nostro paese? Fino a pochi giorni fa l’appuntamento era un generico gennaio/febbraio. Ora il governo mette fretta, a se stesso, alle Regioni, agli annunci. E spunta una data per l’avvio della vaccinazione in Italia, una data non si sa quanto ottimistica o realistica: 15 di gennaio.

Vaccinazione ovviamente non per tutti subito

Vaccino e vaccinazioni ovviamente non per tutti a gennaio, ci vorrà almeno tutto l’anno per vaccinare tutti coloro che lo vorranno. All’inizio vaccino per medici e lavoratori della sanità, poi per gli anziani nelle Rsa, quindi a scalare per segmenti della popolazione o a rischio epidemiologico (lavori che comportano molteplicità di contatti) o a rischio fisiologico (condizioni di salute precarie). Vaccino, quello Pfizer, che comporta due dosi, l’una tre settimane dopo la prima. Vaccino, quello Pfizer, che immunizza chi lo ha ricevuto dieci giorno dopo la prima iniezione. Insomma una cosa lunga e complessa (anche per questo in corso d’anno i vaccini anti Covid saranno più d’uno, man mano che verranno autorizzati). 

Vaccinazione in Italia, ogni dubbio è lecito

Una cosa lunga e complessa ovunque vaccinare una popolazione in un anno di tempo. Forse troppo complessa per il sistema Italia. Non ci sono ancora le dosi ma c’è già il mugugno tra Regioni: ti hai più dosi assegnate di me, perché? E’ possibile, anzi probabile, che sistema Italia farà pagare il dazio e la pena dei venti Stati nani con relative Sanità regionali. La distribuzione del vaccino in Italia sarà ovviamente centralizzata. Ma la somministrazione sarà per forza di cose in mano alla burocrazia e alla demagogia regionale. 

Quelle stesse Regioni che non sono riuscite a compare o a farsi consegnare le dosi del vaccino anti influenzale costituiscono per forza di cose la macchina amministrativa che dovrà materialmente portare la gente al vaccino anti Covid e il vaccino alla gente. Ogni dubbio è lecito sul fatto che le cose vadano lisce e piane.

Chi tardi e male si vaccina…

E se l’Italia fosse lenta nel vaccinarsi, più lenta di altri paesi europei? E se alla lentezza si sommasse il carico da undici di una diffidenza se non ostilità verso il vaccinarsi, ostilità e diffidenza maggiori che in altri paesi? L’area chiamiamola di dubbio che mediamente si stima in Europa riguardo alla vaccinazione investe il 25 per cento della popolazione. Percentuale che è la somma dei No Vax in senso proprio e dei dubbiosi a vario titolo verso vaccini anti Covid. Recenti sondaggi stimano in Italia quest’area del dubbio significativamente più vasta, fino a lambire il quaranta per cento della popolazione.

Chi tardi e male si vaccina rispetto agli altri paesi non solo avrà epidemia più lunga e più vittime ricoverati. Chi tardi e male si vaccina subirà anche una sorta di cintura sanitaria da parte degli altri paesi. Una sorta di frontiera sanitaria potrebbe alzarsi tra paesi ed economie velocemente e massicciamente vaccinati e paesi lenti e renitenti. Nel 2021, oltre ai 209 miliardi dalle Ue, l’Italia si gioca anche questo.