Valle d’Aosta, l’impero di Rollandin tanto piccolo quanto costoso

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 26 Gennaio 2012 7:50 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2012 16:17

Augusto Rollandin con Papa Ratzinger (Lapresse)

ROMA – Nel 2010 la spesa pubblica dell’Italia è stata di 503,987 miliardi di euro, circa un terzo del Pil. Un po’ meno della metà (248,864 miliardi) è la quota di spesa che è finita alle Regioni: sono i dati della Ragioneria generale dello Stato e certificano il peso degli enti locali nel bilancio nazionale. Negli anni di tagli che ci aspettano, molte Regioni, soprattutto quelle a statuto speciale, non potranno permettersi più certi livelli di spesa. Perché, se la media della spesa per abitante per le Regioni è di  4.115 euro pro capite, ci sono record come quello della Valle d’Aosta (11.758 euro la spesa finale per abitante), le province autonome di Trento (9.082 euro) e Bolzano (7.486). Non è questione di Nord-Sud o di amministrazione rosse, bianche, verdi o blu. Perché in coda fra le Regioni che hanno un minore costo proc capite c’è il Veneto, settentrionale e leghista (3.067 euro la spesa finale regionalizzata per abitante), la rossa Emilia Romagna (3.158) e le Marche “rosa” (3.253).

Valle d’Aosta, dicevamo. Difficile associare l’immagine di una regione francofona infilata in mezzo alle Alpi alle atmosfere clientelari all’olio d’oliva a cui ci hanno abituato parti d’Italia dal clima più mite. Invece no, anche i valdostani non vogliono negarsi i propri vizi, in quanto a clientele, finanziamenti a pioggia, opere pubbliche iniziate con vagonate di soldi pubblici e mai portate a termine. Anche in Valle d’Aosta, come avevamo già visto in Trentino e in Alto Adige, c’è un uomo solo al comando e da molto tempo, che fa da collettore delle esigenze di spesa di questa piccola landa di 125 mila abitanti. Si chiama Augusto Rollandin, veterinario e militante da sempre dell’Union Valdotaine, partito autonomista centrista che governa Aosta e provincia dal dopoguerra. Augusto, detto Guste o L’empereur (l’imperatore), presidente dal 2008, si è seduto in consiglio regionale per la prima volta nel 1978, è stato già governatore dal 1983 al 1990, assessore alla sanità e all’agricoltura, senatore dal 2001 al 2006… e ha coronato questo lunghissimo curriculum politico con il record di preferenze alle regionali del 2008.

Eppure la Corte dei conti lo ha obbligato a risarcire la Valle d’Aosta con 480 mila euro per danno erariale. La vicenda risale al 1993: “Contributi indebitamente corrisposti alle società di autotrasporto”. Nel 1994 era stato condannato a 16 mesi di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici. Poi ha è riuscito ad ottenere la riabilitazione, con conseguente estinzione delle pene accessorie.

Ora è “imperatore” più che mai: oltre che governatore è prefetto, capo dei vigili del fuoco, decide i responsabili delle società controllate e della sanità. Gli oppositori, fra i quali Roberto Louvin, ex presidente della Regione intervistato da Giuseppe Oddo del Sole 24 Ore, gli rimproverano una gestione opaca di gare d’appalti, acquisizioni, consulenze.

L’apparato regionale è, in proporzione, mastodontico: 5.070 dipendenti diretti, vale a dire un valdostano su 25 che riceve una busta paga dalla Regione. A questi vanno aggiunti altri 3 mila dipendenti indiretti fra forestali e precari della sanità. E poi c’è Finaosta, una sorta di Iri in salsa valdotaine, che controlla o possiede 40 società, dagli impianti di risalita alle ex centrali dell’Enel. La Valle d’Aosta monopolizza i servizi informatici, ha una quota nelle due (carissime) autostrade della Valle e nella società che raccoglie i rifiuti.

Ma soprattutto possiede il Casinò di Saint Vincent, con Grand Hotel collegato, formidabile agenzia di collocamento con un migliaio di dipendenti, un giro d’affari di 100 milioni di euro e rischi di infiltrazioni mafiose, segnalati in consiglio regionale da Enrico Tibaldi, dissidente Pdl.

Grandi concentrazioni di potere e grandi contraddizioni: mentre Rollandin promette di cablare tutto il territorio per dare finalmente accesso a internet in tutte le vallate, c’è un servizio ferroviario che è rimasto ai tempi della Littorina. Mancano linee elettrificate e per andare da Aosta a Torino bisogna cambiare a Chivasso. Il progetto per collegare Cogne a Pila si è fermato in galleria, ma intanto sono stati spesi 30 milioni in vent’anni. Così è andata con l’aeroporto, inutile e incompiuto, ma costato 43 milioni di euro.

Non bisogna disperare però, soprattutto se si è uno dei 600 iscritti all’università di Aosta: la Regione ha stanziato 140 milioni per trasformare una caserma in un campus degno di Harvard.