Veneto, spesa milionaria per le buonuscite dei consiglieri regionali

Vito Miraglia *
Pubblicato il 4 Febbraio 2010 16:15 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2010 16:15

Quasi il 50% dei consiglieri regionali del Veneto rischia di non essere ricandidato, o non eletto, alle prossime elezioni di marzo. Si consoleranno in ogni caso, con un lauto assegno di fine mandato. Le casse di Palazzo Ferro Fini verseranno, tra vitalizi e liquidazioni, circa 24 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2009, di 3,2 milioni.

La pensione, calcolata in base ai contributi versati ogni mese e trattenuti dall’indennità lorda (l’80% di quella di un deputato), spetta ai consiglieri che abbiano svolto almeno cinque anni di mandato, compiuti i 60 anni. Il trattamento di fine rapporto (Tfr) prevede invece, in base alla legge n. 9  del 1973, la corresponsione di un assegno di fine mandato pari ad una mensilità moltiplicata per gli anni di legislatura, per un massimo di 10 anni.

Per questo motivo, all’ex governatore Giancarlo Galan, abbandonato dal centrodestra che ha puntato sul ministro leghista Luca Zaia per le prossime elezioni, l’amministrazione verserà una buonuscita di 93.629,10. Stessa sorte per altri 36 futuri ex consiglieri regionali, alcuni dei quali siedono nel “parlamentino” veneto addirittura dal 1995.

Come, ad esempio, Achille Variati, eletto nel 1995, poi ancora nel 2000 e nel 2005, dimessosi a maggio 2008 perché diventato sindaco di Vicenza. Franco Frigo, esponente del Partito democratico, siede a Palazzo Ferro Fini ancora da prima, dal 1990: anche per lui 93 mila euro di Tfr, corrispondente al tetto massimo dei 10 anni di mandato, nonostante sia stato consigliere per il doppio degli anni.

La frazione minima per il calcolo dell’assegno di fine mandato è sei mesi e un giorno, equiparati ad un anno. Destino beffardo per il leghista Claudio Meggiolaro: subentrato a Marta Bizzotto, neo parlamentare europea, lo scorso 2 settembre, avrebbe maturato il diritto al Tfr il 3 marzo. Peccato che la legislatura scada il prossimo 10 febbraio.

Ben altra sorte invece è toccata a Fabio Gava (Popolo della libertà): eletto per la prima volta nel ’95 e sempre riconfermato, nel giugno 2008 si è dimesso per approdare a Montecitorio. Per lui, Tfr record da 93 mila euro e pensione da 3.600 euro, cumulabile con quella da deputato.

* Scuola giornalismo Luiss