P3, Verdini: spunta l’ipotesi riciclaggio. Il coordinatore replica alle accuse di Bankitalia

Pubblicato il 17 agosto 2010 12:02 | Ultimo aggiornamento: 17 agosto 2010 12:02

Denis Verdini

Rischia l’incriminazione anche per il reato di riciclaggio il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, già indagato per violazione della legge sulle associazioni segrete nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. Secondo il quotidiano La Repubblica, infatti, i magistrati starebbero cercando di approfondire i contorni della vicenda legata alla frase “ricordati del mio giornale” pronunciata da Verdini e diretta a Flavio Carboni subito dopo la nomina di Ignazio Farris alla direzione dell’Arpas, l’ente sardo che si occupa della protezione dell’ambiente.

Sotto la lente degli investigatori c’è un versamento, fatto al Giornale della Toscana, secondo l’accusa, proprio da Carboni anche se attraverso un prestanome. Di quel denaro, poi, si sono perse le tracce e di cercare di capire che fine abbia fatto si occupano magistrati, finanzieri e carabinieri.

Non è escluso, scrive Repubblica, che la Procura di Roma decida di formulare anche altre accuse. Ma, per questo, bisognerà attendere che gli inquirenti finiscano di leggere le carte, in particolare la relazione che il governatore della Banca d’Italia ha inviato al ministro Tremonti sul Credito Cooperativo Fiorentino. I pm della Capitale , a quel punto decideranno quali capitoli del documento di palazzo Koch riguardano la loro inchiesta e quali, invece, sono da inviare ad altre procure, prima fra tutte quella di Firenze.

Intanto la relazione di Bankitalia continua a far riflettere. L’istituto scrive, oltre a chiedere il commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, che non ci sono rischi patrimoniali ma che, in sostanza, Verdini invece di finanziare le piccole imprese, concedeva prestiti ai suoi familiari, la moglie su tutti, senza gli adeguati controlli. Scrive, per esempio Bankitalia: “”Gli impieghi riconducibili ai primi cinque clienti assorbono il 160% del patrimonio di vigilanza, quota che sale al 220% ove si tenga conto di ulteriori posizioni che presentano evidenti connessioni economiche con detti soggetti”.

C’è poi il problema, sempre secondo l’istituto “dalla mancata rilevazione nei legami in essere fra il presidente della Banca (2,6 milioni di euro) e il gruppo “Fossombroni M. Simonetta” (9,2 milioni), per effetto delle ampie garanzie rilasciate dal primo, dell’effettiva destinazione delle somme e dei vincoli familiari esistenti con la signora”. La Fossombroni è appunto la moglie di Verdini.

Nonostante i severi rilievi di Bankitalia Verdini ostenta tranquillità e affida ad un’intervista al quotidiano Il Foglio  la sua risposta: ”Le cartelline con i rilievi della Vigilanza rappresentano solo l’inizio di un procedimento amministrativo al quale risponderemo puntualmente e adeguatamente”, ma ”anche a voler leggere con malevolenza queste prime osservazioni di Bankitalia, esse comunque smontano tanti titoli velenosi sparati in questi giorni dalla stampa antiberlusconiana”.

”Nel documento sottoscritto dal governatore Mario Draghi si parla esattamente degli 800 mila euro cui avevo accennato apertamente in conferenza stampa”, spiega il coordinatore. ”Il documento quindi spazza via tutte le illazioni e le cifre iperboliche sbandierate per mesi e mesi dai soliti giornali”.

Verdini smentisce il ”potenziale conflitto di interessi” rilevato dai tecnici di Bankitalia per i finanziamenti concessi dal Ccf all’imprenditore Riccardo Fusi, con cui era in affari. ”Nel 2005 ho fondato una società, la Parved, e pensai di acquistare una quota della societa’ Una Hotel & Resort (Gruppo Fusi), poi ho cambiato idea”, racconta. ”Posso essere colpevole di non aver fornito informazioni su un affare che poi non ho portato a termine?”.

A Denis Verdini il direttore del Foglio dedica l’editoriale ”i moralisti di Sputtanopoli”, in cui denuncia ”l’ennesima mostrificazione in atto di un uomo pubblico”, in un ”procedimento di natura politica e strumentale”. ”Saremo tetragoni nella presunzione di innocenza fino a che questi addebiti resteranno materia di chiacchiera e di insinuazione titolistica – scrive Ferrara -, partendo dall’ipotesi di un conflitto di interessi potenziale segnalata da indagini che non hanno messo capo ancora nemmeno a un rinvio a giudizio, ma che nutrono infiniti sospetti politici di appartenenza a società segrete”.

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