Lario-Berlusconi, la stizza dei giudici: “Comuniste e femministe? No dileggio”

Pubblicato il 9 Gennaio 2013 13:35 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2013 13:41
Lario-Berlusconi, la stizza dei giudici: "Comuniste e femministe? No dileggio"

Silvio Berlusconi (Foto LaPresse)

MILANO – Berlusconi ha definito le tre giudici della sentenza di separazione da Veronica Lario “femministe e comuniste”, il tribunale di Milano gli risponde stizzito: “No al dileggio dei giudici”.

”Il presidente della corte d’appello e il presidente del tribunale di Milano intendono respingere con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà delle giudici del tribunale, componenti del collegio giudicante nella causa Bartolini-Berlusconi”, si legge in una nota dove si chiede di evitare ”ogni espressione di dileggio”.

Il comunicato, firmato dal presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro e dal presidente della corte d’appello milanese Giovanni Canzio, segue le affermazioni rilasciate ieri in un‘intervista televisiva da Silvio Berlusconi che ha definito ”comuniste” e ”femministe” le componenti del collegio, tra cui il giudice Gloria Servetti, che nei giorni scorsi hanno depositato la sentenza di separazione tra l’ex premier e Veronica Lario, stabilendo che il leader del Pdl dovrà versare circa 3 milioni di euro al mese all’ex moglie.

”Il presidente della corte d’appello e il presidente del tribunale di Milano – si legge nella nota – intendono respingere con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà delle giudici del tribunale, componenti del collegio giudicante nella causa Bartolini-Berlusconi, essendo a tutti nota la diligenza e la capacita’ professionale delle stesse, quotidianamente impegnate nella fatica della giurisdizione nella delicata materia del diritto di famiglia”.

Nel comunicato i presidenti ”rammentano che la raccomandazione n. 12 del 2010 del comitato dei ministri della giustizia del Consiglio d’Europa prescrive ai rappresentanti dei poteri esecutivo e legislativo di evitare, nel commento delle decisioni dei giudici, ogni espressione di dileggio che possa minare la fiducia dei cittadini nella magistratura e compromettere il rispetto sostanziale delle medesime decisioni”.

Nella nota infine viene sottolineato che ”le norme del codice di rito civile consentono agli interessati di impugnare provvedimenti giudiziari e sulla relativa impugnazione la corte d’appello eserciterà,come di consueto, il puntuale controllo critico della decisione di primo grado per i profili della legittimità e del merito”.