Vertice Berlusconi-Bossi: “Non ci manderanno all’opposizione”

Pubblicato il 16 Novembre 2010 0:56 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2010 1:11

Umberto Bossi

Nel corso del vertice di Arcore le due ipotesi ”fiducia o voto” non sono state le uniche prese in considerazione da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Chi era presente racconta di una disamina piuttosto approfondita dell’attuale situazione politica e dei possibili scenari. Sgombrato il campo dall’ipotesi di un ‘Berlusconi-bis’ su cui avrebbero Calderoli, ma soprattutto Maroni, chiesto una maggiore riflessione si e’ passati a disquisire delle possibili scelte del Capo dello stato. L’impressione generale dei presenti e’ che il Quirinale difficilmente mandera’ all’opposizione Pdl e Lega. Resta il fatto che le prerogative del Capo dello stato teoricamente ammettono altri scenari.

Ipotesi alternative che ovviamente sono state prese in considerazione: ”nel caso in cui Napolitano scelga diversamente andremo all’opposizione, noi e la Lega, che problema c’e’? ”, spiega un dirigente del Pdl al termine dell’incontro. In fondo, prosegue nel ragionamento, ”quanto potra’ durare questo governo tecnico? 6-9 mesi? Noi non saremo con le mani in mano…”. E il ragionamento di molti, condiviso anche da Berlusconi, e’ che in quel caso sarebbe facile stare alla finestra e gridare al golpe contro chi, senza il voto dei cittadini e’ andato al governo. Quasi uno scenario favorevole, secondo il dirigente del Pdl. L’ipotesi del voto anticipato resta pero’ per tutti, Cavaliere per primo, lo scenario piu’ probabile.

Anzi, qualcuno ha colto nelle parole del premier l’intenzione di andare alle urne comunque, anche nel caso di una doppia fiducia alla Camera e al Senato. Infine c’e’ chi invece suggerisce che a Montecitorio Berlusconi non vada proprio: incassata la fiducia a palazzo Madama il Cavaliere salirebbe al Colle mostrando il voto del Senato come ‘arma’ antigoverno tecnico e chiedendo il voto anticipato. Nel corso del vertice si e’ poi affrontato il ‘caso’ Gianfranco Fini: piu’ di quello che ho fatto non potevo fare, ha sottolineato Berlusconi con i presenti ricordando che i finiani hanno prima fondato un gruppo, poi un partito e ora sono usciti dal governo. E’ un escalation – ha spiegato il premier ai suoi interlocutori – che non posso piu’ accettare e alla quale e’ ora di mettere la parola fine.