Monti-partiti d’accordo: art. 18 “alla tedesca”, intesa sulla giustizia

Pubblicato il 15 Marzo 2012 23:07 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2012 2:13
casini monti alfano bersani

Bersani, Monti, Alfano e Casini nella foto postata su Twitter

ROMA – Articolo 18 “alla tedesca”, punto d’incontro sulla giustizia, ma stallo sulla Rai. Alla fine si sono messi d’accordo dopo cinque ore di vertice, proprio in questo momento delicato per l’Italia in cui cala lo spread e si scoprono le preoccupazioni per il governo Monti.

Il premier e i leader dei partiti di maggioranza hanno trovato un’intesa sulla giustizia ed è stato acceso il disco verde anche sull‘articolo 18, ispirandosi al modello tedesco e distinguendo tra il licenziamento per ragioni discriminatorie da quello per ragioni disciplinari e quello causato da ragioni esclusivamente economiche.

A colloquio dal premier Mario Monti, che si è detto soddisfatto dell’incotro,  sono andati il segretario del Pdl, Angelino Alfano, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini che, appena iniziato il summit, aveva postato una foto su Twitter scrivendo: “Siamo tutti qui”.

Dovrebbe essere in arrivo, dunque, un emendamento sul ddl corruzione Alfano-Brunetta, attualmente in discussione in commissione giustizia della Camera, in modo da recepire alcune modifiche. In particolare

L’intervento riguarderà le norme relative alla corruzione fra privati, al traffico delle influenze e alla revisione della pena sulla corruzione. Si sta inoltre valutando di rivedere il reato di concussione, come chiesto dall’Ocse.

Passi avanti dal vertice anche sul tema della responsabilità civile dei magistrati per una ”soluzione equilibrata” con un emendamento che sarà presentato al Senato, come proposto dal ministro Paola Severino.

Sulle intercettazioni sembra probabile che sarà ripreso il tema o attraverso una revisione del vecchio disegno di legge presentato in Parlamento o, più probabilmente, con un nuovo provvedimento dell’Esecutivo.

Il vertice era saltato il 7 marzo, probabilmente per Alfano che aveva saputo ci sarebbero state sul tavolo le spinose questioni della corruzione e della Rai.

Sulla tv di Stato, vera buccia di banana per il governo, è stato stallo. Pd e Pdl sono rimasti distanti e fermi sulle proprie posizioni: Bersani finora ha sempre detto che non avrebbe partecipato al giro di nomine Rai in base alla legge Gasparri e Alfano si è mostrato convinto  a non voler cambiare idea.

Il caso Lamolinara e i marò. Il Ministro degli Esteri Giulio Terzi ha illustrato le linee di politica estera in corso, in particolare nella sua dimensione mediterranea, ma “si è soffermato – si legge nel comunicato di Palazzo Chigi- sulle azioni del governo affinché sia possibile giungere a una ricostruzione precisa degli avvenimento che hanno portato alla tragica scomparsa dell’ingegner Lamolinara in Nigeria e ha riferito sugli ultimi sviluppi relativi alla situazione dei due marò italiani trattenuti in India”.