“#VeryBello!”, il portale Expo di Franceschini, flop in rete. E’ very-lento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Gennaio 2015 9:15 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2015 9:16
"VeryBello!", il portale Expo di Franceschini, flop in rete. E' very-lento

“VeryBello!”, il portale Expo di Franceschini, flop in rete. E’ very-lento

ROMA – “#VeryBello!”, il portale Expo di Franceschini, flop in rete. E’ very-lento. Dovrebbe essere il biglietto da visita digitale della cultura italiana per i visitatori stranieri attratti dall’Expo milanese per promuovere nel mondo il calendario di eventi culturali paralleli: ma “VeryBello!”, presentato in pompa magna dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, è diventato subito un tormentone twitter e non per moltiplicarne gli elogi. Bella relativamente, la piattaforma digitale è soprattutto lentissima specie all’avvio.

CHISSÀ PERCHÉ, invece di organizzare cortei di giubilo, molti italiani non hanno plaudito al genio di Franceschini. È anzi accaduto, in un crescendo odioso di disfattismo, che una pletora pressoché sterminata di gufi abbia insensatamente crivellato l’idea di Franceschini. Soprattutto, ma non solo, su Twitter. L’hashtag #verybello è diventato trending topic, e non esattamente come prova di entusiasmo da parte degli internauti. Due, in particolare, le critiche. La prima è che il sito, per quanto very bello, ieri non funzionava quasi mai: forse per i troppi accessi, forse perché è stato creato da un Vic 20 difettoso. Quando andava bene (o male) viaggiava lento come un piano sequenza minore di Kiarostami, quando andava male (o bene) non si apriva proprio. Un trionfo. (Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano)

Se il fatto tecnico-stilistico (sembra un sito d’altri tempi, è già vintage) desta reazioni negative unanimi, è anche perché suona davvero caricaturale il ricorso all’anglismo ammiccante, il “british alla pummarola” che ci consegna il solito italiano pizza e mandolino.

Il nostro livello di bravura è dimostrato dallo slogan presentato ieri dal ministro della Cultura Dario Franceschini, destinato a promuovere gli eventi culturali italiani per Expo 2015: «Very bello» (ovviamente c’è anche l’hashtag annesso). Semplicemente perfetto. Il giusto connubio di provincialismo e caricatura, quello che si aspettano da noi gli stranieri, americani in primis. COME CAMERIERI Perché la verità è che noi agli anglofoni piacciamo così, quando facciamo gli sciuscià o rimettiamo in scena la Dolce Vita.

Quando raccontiamo la Roma decadente vista nella Grande Bellezza di Sorrentino, che dopo aver ritirato l’Oscar si è cimentato in un discorso ai limiti dell’eccellenza rutelliana. Quando possono complimentarsi per la nostra pronuncia e poi ridere di noi appena ci giriamo. «Very Bello» fa tanto latin lover; «Molto Cool» è moderno e raffinato. Ma sono la stessa cosa. L’immagine di un Paese che per dire «Arruolati in Marina» dice «Join the Navy». Un Paese che usa l’inglese come lingua da camerieri. E così facendo svilisce l’inglese, i camerieri e soprattutto se stesso. (Francesco Borgonovo, Libero Quotidiano)