Viareggio e L’Aquila, tragedie impunite? Ecco chi sarà “salvato” dal processo breve

Pubblicato il 14 Aprile 2011 13:22 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2011 13:23

ROMA – Gli eventuali colpevoli della strage di Viareggio “rischiano” di rimanere impuniti, così come i responsabili dei crolli all’Aquila: sono questi, come scrive Maria Antonietta Calabrò, alcune delle conseguenze se il processo breve diventerà legge. Il 13 aprile la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge. Ora si attende il passaggio del testo in Senato.

Viareggio

Con la nuova legge, spiega Calabrò, “in realtà gli incensurati che sono sotto processo in primo grado per la strage di Viareggio potrebbero vedere arrivare la prescrizione per il reato di disastro ferroviario fino a un anno e mezzo prima rispetto alla pena massima di 10 anni, prevista dal codice per il disastro colposo”. Nella città toscana il 29 giugno 2009 esplose un vagone ferroviario che trasportava gpl: in seguito allo scoppio morirono 32 persone.

L’Aquila

In questo caso, ricorda Calabrò, “il processo più importante riguarda il crollo della Casa dello studente in cui persero la vita 9 ragazzi. Undici gli accusati di omicidio colposo, disastro e lesione colpose. Reati puniti dal codice con una pena fino a 10 anni di carcere, ma essendo gli imputati incensurati potranno usufruire della «prescrizione breve» prevista dall’articolo 3 della nuova legge, ottenendo una riduzione della prescrizione di circa un anno e mezzo”. Il 6 aprile 2009 un terremoto devastò la città abruzzese: il bilancio totale fu di 308 vittime e oltre 1600 feriti.

Parmalat

In questo caso, spiega Calabrò, la prescrizione breve, prevista dall’articolo 3 del provvedimento, potrebbe già non riguardare più gli incensurati: “I termini di prescrizione ordinaria della prima fase processuale scatteranno tra quattro giorni, il 18 aprile, e il Tribunale non è arrivato ad emettere neppure la sentenza di primo grado”. Ciò non toglie, aggiunge Calabrò, “che la riduzione della prescrizione per gli incensurati «teoricamente» può interessare anche i colletti bianchi coinvolti nel crac, con effetto emotivo sull’opinione pubblica notevolissimo”. Il crac Parmalat vede 100 mila risparmiatori truffati e alle 22 persone imputate per bancarotta e associazione a delinquere, oltre a una serie di banche indagate e imputate.

Quali altri sono i punti salienti del disegno di legge? Il Corriere della Sera li ha riassunti.

Prescrizione dopo 6 anni e mezzo per i reati sotto i 10 anni

Il disegno di legge, per quanto riguarda l’accorciamento dei processi, riguarda solo i reati con pene inferiori ad un massimo di dieci anni. Fanno quindi eccezione i reati più gravi (come mafia e terrorismo). I «termini di fase» per ciascun grado del giudizio restano diversamente articolati in funzione della gravità del reato. Ma per quelli puniti con pena inferiore a dieci anni, la prescrizione si abbassa a sei anni e mezzo (tre anni in primo grado; due anni per l’appello; un anno e sei mesi in fase di Cassazione; un anno per ogni ulteriore grado del processo nel caso di annullamento con rinvio da parte della Cassazione). Per i reati puniti con pena superiore ai dieci anni invece non cambiano le regole del gioco: prescrizione in sette anni e mezzo, per mafia e terrorismo in dieci anni.

Prescrizione per gli incensurati

Tempi accorciati per la prescrizione degli incensurati. Gli incensurati potranno infatti usufruire di una diminuzione da un quarto a un sesto rispetto alla maggiorazione dei tempi della prescrizione, stabiliti a suo tempo dalla legge cosiddetta ex Cirielli.

Via la norma transitoria

Il testo della Camera ha modificato profondamente quello arrivato dal Senato cancellando la contestatissima norma transitoria che applicava il limite massimo per ogni fase del processo anche a tutti processi in corso, relativi a reati «puniti con pena inferiore a dieci anni di reclusione e commessi fino al 2 maggio 2006»

Reati contabili

Nei giudizi davanti alla Corte dei conti per danno erariale il processo si estinguerà in tre anni per la sentenza di primo grado più due anni per l’appello