“Vieni via con me”, Masi: “L’audience non è tutto, Maroni ha diritto di replicare a Saviano”

Pubblicato il 17 Novembre 2010 9:41 | Ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2010 9:41

Mauro Masi

Gli ascolti non sono tutto, Vieni via con me è una trasmissione politica e deve rispettare il contraddittorio. Questo è in sintesi il pensiero di Mauro Masi, direttore generale della Rai, dopo il boom di ascolti (e polemiche) della trasmissione di Fazio e Saviano su RaiTre.

Intervistato dal Corriere della Sera dice: “Questi dati non possono che far piacere alla direzione generale. Sono importanti, un fatto positivo. Ma in un servizio pubblico non sono l’unico metro di misura possibile. Me lo hanno sempre detto in tanti soprattutto da sinistra”.

E già si prepara a sottoporre “il problema” al consiglio d’amministrazione: “C’è una questione di regole che un servizio pubblico ha l’obbligo di osservare: equilibrio, contraddittorio e pluralismo. Non vorrei che il confronto che proporrò oggi in Consiglio venga scambiato per la solita polemichetta sulla Rai. Il pluralismo è un tema “alto” per la Rai e per il Paese”.

Ma cosa dovrebbero fare Fazio e Saviano? “Penso che la trasmissione, anche al di là delle intenzioni degli autori, abbia assunto una precisa natura politica. Ed è ciò che dicono tutti i principali commentatori televisivi. Finora sono state registrate voci di diversa sensibilità e origine politica. Fazio e Saviano intendono realizzare un prodotto che parli di valori, appunto, “alti”. E credo si debba, in nome del pluralismo e dell’equilibrio, assicurare voce anche a chi rappresenta ulteriori valori della nostra democrazia: per esempio il liberalismo, il federalismo”.

Più spazio a Pdl e Lega, quindi? Ora il ministro Maroni vuole replicare a Saviano: “Anche di questo parleremo in Consiglio. Personalmente ritengo che ne abbia pienamente titolo e diritto”. Visto che la scheda di programma, dove non appariva la presenza di politici, è stata approvata in Cda, mi aspetto che decida sul da farsi in base alle regole del servizio pubblico. Anche per questo attendo con ansia i nuovi indirizzi sul pluralismo che la Commissione di vigilanza, presieduta da Sergio Zavoli, tra poco voterà”.