Vietti al Corriere: “Lodo Alfano avanti e in fretta. Berlusconi? Danneggia il Governo”

Pubblicato il 3 Ottobre 2010 17:18 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2010 17:18

Michele Vietti, vicepresidente del Csm

”Il gusto per le barzellette applicato alla giustizia finisce per dare una rappresentazione caricaturale della magistratura, ma è grave perché così il presidente del Consiglio finisce per danneggiare la sua immagine e quella delle istituzioni”.

È quanto osserva Michele Vietti, vicepresidente del Csm, in un’intervista al Corriere della Sera. E ”sul ddl costituzionale – dice Vietti – sono stati già buttati a mare sei mesi. Se non si procede e pure in fretta, senza una sponda solida crollerà il ‘ponte tibetano’ del legittimo impedimento”.

Quanto alla presunta ‘associazione a delinquere’ interna alla magistratura di cui ha parlato Berlusconi, Vietti commenta così: ”Il presidente Berlusconi parla di complotti contro il capo del governo che coinvolgono non solo i ‘pm comunisti”’, ed è ”come se ci fosse una sorta di Spectre, che in realtà esiste solo nei film di 007”.

A parere del vicepresidente del Csm, in questo modo, ”il premier danneggia il dialogo sulle riforme perché alimenta un clima in cui prevale lo scontro mentre il Capo dello Stato ci ha messo in guardia contro le ‘sterili contrapposizioni”’. È arrivato, secondo Vietti, ”il momento della serietà, con proposte messe nero su bianco”. ”Basta fuochi d’artificio che servono solo ad accendere sterili polemiche”.

Quanto al Lodo Alfano costituzionale, ”se era importante mettere in sicurezza il presidente del Consiglio – conclude Vietti – la soluzione l’avevamo indicata: legittimo impedimento e norma costituzionale. E intanto torna il rumore delle sciabole sulle intercettazioni, sul processo breve e, paradossalmente, sul processo lungo”.

Servirebbe un cambio di marcia per i prossimi tre anni? ”Una politica giudiziaria che mira all’efficienza del servizio e al rasserenamento tra i poteri – spiega Vietti – presuppone una strategia di lungo respiro. Il capo dello Stato ci ha appena ricordato che la giustizia non si riforma con interventi disorganici o settoriali”.