Villa Certosa/ Dalle intercettazioni Berlusconi-D’Addario spuntano anche 30 tombe fenicie ignote agli archeologi. Il Pd al ministro della Cultura Bondi: informi il Parlamento della scoperta di “eccezionale interesse”

Pubblicato il 23 Luglio 2009 21:36 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2009 21:36

Villa CertosaLui le mostra le mille bellezze di Villa Certosa. A un certo punto dice: «Sotto qua abbiamo scoperto 30 tombe fenicie… del 300 avanti Cristo». Lei è una escort di Bari, lui un presidente del Consiglio, che in quella sfarzosa dimora qualcuno di più importante lo ha pure ospitato. Capi di Stato, politici internazionali, ma scommettiamo anche qualche vigile urbano della zona e qualche amministratore locale.

Nessuno però aveva fatto caso a quei reperti archeologici nella Silviolandia sarda.

Nessuno prima che venissero pubblicate dal settimanale L’Espresso le registrazioni dei dialoghi tra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario. Non solo sesso, quindi, ma anche un tesoro archeologico di grande valore nelle conversazioni fra il Cavaliere e la barese. Un tesoro che gli esperti del settore dicono di non avere mai conosciuto.

L’Associazione Nazionale Archeologi sostiene che «se confermato, il ritrovamento di 30 tombe fenicie finora ignoto alla comunità scientifica, rappresenta un dato importantissimo per lo studio dell’espansione fenicia nell’isola». «Da anni – scopriamo dal Presidente dell’Ana-Sardegna, Giuseppina Manca di Mores – gli studiosi dibattono se la fondazione dell’antica città di Olbia debba attribuirsi a gruppi di provenienza greca o fenicia».

Inevitabile che il presunto ritrovamento nel terreno della villa del premier faccia discutere anche a Montecitorio. Il capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, Manuela Ghizzoni, ha presentato un’interrogazione per chiedere che il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi informi il Parlamento della scoperta di «eccezionale interesse» archeologico.

Ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, infatti, ha incalzato la Ghizzoni,  il premier «era tenuto a farne denuncia entro 24 ore alla sovrintendenza, al sindaco del territorio di riferimento e alle forze dell’ordine».