Violante (Pd) e le intercettazioni: “Italia come il Sud America”

Pubblicato il 10 Febbraio 2011 9:02 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2011 10:19

Luciano Violante con Gianfranco Fini

ROMA – Non solo Silvio Berlusconi e il Pdl tutto criticano l’utilizzo sui media delle intercettazioni. A schierarsi contro la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali, è anche Luciano Violante, per anni presidente della Camera, ha grande peso nel Pd. In un’intervista al ‘Corriere della Sera’ sostiene: ”Cose del genere avvengono solo in Italia e in alcuni Paesi del Centro e Sudamerica”.

L’affermazione, inserita in una riflessione storica più ampia su privacy e diritto all’informazione, suona come una netta presa di distanza da parte di Violante, ex magistrato a Torino,  rispetto all’azione dei magistrati impegnati nel caso Ruby-Berlusconi.

E’ lo stesso Violante che da presidente della Commissione parlamentare anti-mafia veniva descritto come il capo del partito dei giudici? Cossiga lo apostrofava addirittura chiamandolo “piccolo Vishinsky”, il freddo esecutore delle repressioni staliniane.

Nonostante da presidente della Camera avesse avviato un dialogo di riconciliazione nazionale e di superamento degli steccati ideologici, il suo profilo intellettuale e la sua azione politica sono stati sempre associati a una cultura giacobino-giustizialista. Per questo è importante l’attuale ragionamento di Violante, specie in vista di un rilancio di una stretta sulla gestione delle intercettazioni, attraverso un decreto governativo ad hoc. Violante non siede più al Parlamento, ma la sua opinione è ascoltata nel Pd, dove molti non ricordano che provvedimenti restrittivi in materia di intercettazioni erano già stati messi in cantiere dal governo Prodi.

”C’e’ un intreccio malato – è il ragionamento di Violante – tra indagini e informazione. Nell’antichità era pubblica l’esecuzione della pena che dimostrava la potenza del principe. Nell’età moderna la pubblicità riguarda il dibattimento che dimostra l’equità e la controllabilità del processo. Oggi, nell’età dei mezzi di comunicazione, non abbiamo ancora stabilito il giusto equilibrio tra riservatezza delle indagini, tutela dei diritti delle persone coinvolte e diritto dell’opinione pubblica di conoscere e controllare”.

Nel senso che ”l’accertamento della responsabilità arriva troppo tardi – precisa l’ex presidente della Camera dei deputati – Interessano solo le indagini”.

”Altrove il giudizio penale è distinto dal giudizio politico e da quello morale”. In Italia, prosegue, il problema non è quello dell’abuso delle intercettazioni, che ”solo il magistrato può autorizzare” al contrario di altri Paesi in cui ”polizia e servizi di sicurezza possono agire autonomamente”. La differenza è che altrove ”le intercettazioni non finiscono sui giornali”.