Virginia Raggi: epura le strade dei firmatari del Manifesto della Razza: ma sono solo 2

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2018 11:17 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2018 21:26
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Virginia Raggi: “Rinomineremo le vie di Roma intitolate a chi aderì al Manifesto della Razza”

ROMA – Virginia Raggi: “Rinomineremo le vie di Roma intitolate a chi aderì al Manifesto della Razza”. Ha un senso tutto ciò, 73 anni dopo la morte di Hitler e Mussolini? Ha un senso soprattuto quando ormai il grosso delle epurazioni lapidarie è stato compiuto negli annni e solo una strada, a quanto ci risulta, resta intitolata a un grande scienziato col vizietto del razzismo?

L’annuncio sa tanto di mossa bassamente demagogica. Un po’ è il clima elettorale. Non è mai male guadagnare punti a sinistra, smarcandosi dalle infelici parole del candidato leghista in Lombardia, Fontana. Un po’ è il bisogno anzi l’urgenza per la giunta a 5 stelle che amministra Roma di distogliere l’attenzione dal disastro in cui si trova la capitale. Sia chiaro, era un disastro anche prima, con Veltroni come con Alemanno.

Ma se un bel po’ di romani hanno votato Movimento 5 stelle e portato la Raggi in Campidogllio non lo hanno fatto perché è una bella gioia ma perché speravano in una migliore gestione.

Così Virginia Raggi ha annunciato che toglierà dalla toponomastica di Roma i nomi delle vie intitolate a chi nel 1938 aderì al Manifesto della Razza, presupposto culturale delle famigerate leggi razziali e della cancellazione degli ebrei dalla vita pubblica, prima che i trasferimenti coatti verso i lager contribuissero fattivamente alla Shoah.

Peccato che a noi risulti che a Roma, dei dieci scienziati che sottoscrissero il vergognoso manifesto, restino a loro intitolate strade solo nel caso di Largo Arturo Donaggio (all’epoca docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria) e via Edoardo Zavattari (direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma). Largo Donaggio è sulla lunga via di Torrevecchia, nella borgata di Primavalle, dove Mussolini deportò gli abitanti di Borgo Pio, a ridosso di San Pietro, per procedere agli sventramenti di via della Conciliazione. Via Zavattari è quasi al confine di Roma, lungo la via Pontina, oltre l’outlet di Castel Romano. Di Zavattari, nato a Tortona (Alessandria) e morto a Genova, il Secolo XIX traccia un illuminante ritratto.

E’ noto peraltro lo scivolone del Comune di Salerno che dedicò nel 2013 una via a Sabato Visco (docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche). Ma questo con l’iniziativa della Raggi ha poco a che vedere, se non altro per competenza territoriale.

L’annuncio del progetto è stato fatto attraverso un’intervista esclusiva per il documentario di “Pietro Suber 1938. Quando scoprimmo di non essere più italiani”. “Abbiamo già avviato le procedure e le verifiche per far sì di rinominare tutte quelle strade e piazze della Capitale che sono state intitolate a coloro che sottoscrissero il Manifesto della razza – ha annunciato Raggi nel documentario-. Dobbiamo cancellare queste cicatrici indelebili che rappresentano una vergogna per il nostro Paese. Questo può essere anche un esempio per tanti altri comuni che, come Roma, si trovano ad avere strade intitolate e questi personaggi”.

Un buon esempio, specie dopo le uscite improvvide del candidato leghista alla presidenza della Regione Lombardia sulla difesa della razza bianca. Se ci si può permettere un appunto – e al netto dei limiti conoscitivi del cronista -, è vero che la lotta al razzismo è un impegno senza scadenza, permanente, ma è altrettanto vero che la Repubblica italiana democratica e aliena da ogni possibile esercizio discriminatorio non è esattamente nata ieri. E non ha aspettato la Raggi per fare un po’ di pulizia.