Vitalizi, Cassazione boccia ricorso degli ex parlamentari. Di Maio: “Bellissima notizia, 280 mln risparmiati”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 8 Luglio 2019 19:09 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2019 19:09
Vitalizi, Cassazione boccia ricorso degli ex parlamentari. Di Maio: "Bellissima notizia"

Vitalizi, Cassazione boccia ricorso degli ex parlamentari. Di Maio: “Bellissima notizia”

ROMA – Bocciato il ricorso degli ex parlamentari contro il taglio ai vitalizi. Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione, secondo la quale le controversie in materia di indennità parlamentari “non possono che essere decise dagli organi dell’autodichia, la cui previsione risponde alla medesima finalità di garantire la particolare autonomia del Parlamento”. “Una bellissima notizia”, secondo Luigi Di Maio, tra i primi a festeggiare su Facebook l’ordinanza. “Con l’eliminazione dei vitalizi sapete quanto andremo a risparmiare? Circa 280 milioni, tra Camera e Senato, a legislatura. Soldi che invece di finire nelle tasche di pochi privilegiati potranno essere usati a favore degli italiani”, conclude il vicepremier grillino.

Il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione era stato presentato dal professor Paolo Armaroli, il quale, dopo avere impugnato davanti al Consiglio di Giurisdizione della Camera la delibera del luglio scorso dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, per effetto della quale il suo vitalizio da ex parlamentare era stato decurtato del 44,41%, chiedeva che fosse dichiarata la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario o, in subordine, di quello amministrativo. 

Con un’ordinanza depositata oggi, la Suprema Corte ha bocciato il ricorso sottolineando che è “da escludere che in questa sede vi sia spazio per l’esame di una qualsiasi censura riguardante la misura e l’attribuzione degli assegni vitalizi degli ex parlamentari”.

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Secondo i giudici di piazza Cavour, “non si profila l’eventualità che l’organo di autodichia al quale il ricorrente si è rivolto possa non decidere la controversia e che quindi l’attività già svolta in quella sede dal ricorrente possa risultare inutile”. 

Restano in piedi, tuttavia, gli oltre 2 mila ricorsi presentati alle Camere dagli ex parlamentari, alcuni dei quali sono stati già accolti: si tratta però di casi particolari, sospensive del taglio sulla base dello stato di salute dell’ex parlamentare o del coniuge.

Vitalizi tra Camera e Senato, i numeri

Sono in tutto circa 2.700 i vitalizi erogati agli ex parlamentari, per un importo totale di circa 200 milioni di euro. Sommando la cifra relativa alla Camera con quella del Senato si ottiene un risparmio di circa 56 milioni all’anno, e cioè circa 280 milioni a legislatura. La sforbiciata è stata voluta dai 5 stelle, con il via libera della Camera al taglio dei vitalizi approvato a luglio del 2018, a cui poi è seguita analoga decisione da parte del Senato lo scorso ottobre.

Camera – Sono 1.405 i vitalizi erogati da Montecitorio, tuttavia il taglio approvato dall’Ufficio di presidenza lo scorso luglio riguarda una platea di 1.338 ex deputati. La delibera è stata approvata con i voti favorevoli del Movimento 5 stelle, della Lega, del Pd e di FdI, mentre FI si è astenuta e Leu e gruppo Misto non hanno partecipato al voto. Secondo le stime fatte dal presidente Roberto Fico, ammonta a circa 40 milioni l’anno il risparmio per le casse della Camera, una cifra che si aggira intorno ai 200 milioni per l’intera legislatura. Il taglio ha avuto effetto a partire dal 1 gennaio del 2019. Sono però consentite riduzioni del taglio dell’assegno percepito in specifici casi di particolare difficoltà sociale ed economica.

Gli assegni finora erogati saranno ricalcolati secondo il metodo contributivo e, quindi, subiranno una diminuzione che va dal 40 al 60% fino all’80% dell’importo oggi percepito. Anche se è difficile stabilire la quota esatta dei tagli, in base ad alcune proiezioni effettuate, si calcola che alcuni assegni subiranno una sforbiciata che può raggiungere anche i 5 mila euro.

Il taglio più consistente riguarderebbe 11 ex deputati. Sono previsti due tetti minimi: 980 mila euro o 1.470, che valgono per quei casi in cui sarebbe troppo basso l’importo dell’assegno ricalcolato. La riduzione più consistente per numero è quella che va dal 20 al 50% e riguarderebbe oltre 700 ex deputati. Si tratta, comunque, di una platea di ex parlamentari che hanno un’età avanzata (sarebbero oltre 140 gli ultra ottantenni).

Saranno invece salvi 67 ex deputati, il cui vitalizio non subirà alcun ritocco ma per loro viene introdotto un tetto massimo. La ratio è che con il ricalcolo avrebbero incassato un assegno di importo maggiore e, quindi, viene messo un tetto limite che si calcola sulla base dell’ultimo vitalizio percepito al 31 ottobre 2018.

Senato – Lo scorso ottobre il Consiglio di presidenza di palazzo Madama, con 10 voti a favore e 1 astenuto (mentre FI, Pd e FdI non hanno partecipato al voto) ha adottato la stessa delibera già approvata da Montecitorio. Sulla base del raffronto con i dati della Camera e quelli forniti dall’allora presidente dell’Inps, Tito Boeri, in audizione in Parlamento, sono circa 16 milioni i risparmi per il Senato in un anno, 80 milioni nell’intera legislatura. Si tratta di una sforbiciata che riguarda circa 1.300 ex senatori che percepiscono il vitalizio, anche se alcuni ex senatori potrebbero essere esclusi dalla misura, come già accaduto alla Camera.