Vitalizi tagli made in Fico: i Bertinotti/De Mita ci guadagnano. Contributi versati valgono di più

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 luglio 2018 12:34 | Ultimo aggiornamento: 6 luglio 2018 12:34
Vitalizi tagli made in Roberto Fico: i Bertinotti/De Mita ci guadagnano. Contributi versati valgono di più

Vitalizi tagli made in Fico: i Bertinotti/De Mita ci guadagnano. Contributi versati valgono di più (nella foto d’archivio Ansa, Roberto Fico)

ROMA – Vitalizi made in Fico: il Tg7 di Enrico Mentana si è divertito a calcolare chi ci rimette e quanto tra gli ex parlamentari [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. E ha scoperto che tra gli ex parlamentari c’è pure, sorpresa, chi ci guadagna se gli tagliano il vitalizio secondo programma e modello di Roberto Fico presidente della Camera. Come? Il taglio dei vitalizi bandiera e missione di M5S finisce per dare più soldi a fine mese a qualche ex parlamentare? E, guarda casa, più soldi proprio ai politici di più lungo corso, quelli della cosiddetta Prima Repubblica? Come è mai possibile?

Non solo è possibile, è ovvio. E la scoperta del Tg7 è un buono spunto giornalistico ma doveva essere più che nota a chi intende mettere mano a vitalizi e pensioni. Più che nota, se solo chi intende mettere mano disponesse delle basi del mestiere…di legislatore.

A togliergli il vitalizio (cioè una somma percepita a fine mese senza limite di età anagrafica per cominciare a intascarla e di importo fissato a prescindere dai contributi versati ) ci rimettono un sacco di ex parlamentari. Ma non tutti: ci guadagnano quelli che hanno fatto, sono stati parlamentari per più legislature. I Bertinotti, i De Mita…Ed è ovvio che sia così: contributi su alte retribuzioni versati per molti anni portano la pensione che sostituisce il vitalizio ad un importo superiore al vitalizio.

E’ ovvio e anche giusto perché la pensione, qualunque sia l’importo, se basata sui contributi pagati dal pensionato e dal suo datore di lavoro è davvero diritto acquisito e intoccabile. Su questo son tutti, volenti o nolenti, d’accordo. Da Boeri a Di Maio. E a metterli d’accordo, nel caso qualcuno avesse dubbi, ci penserebbe la Corte Costituzionale.

Dunque il paradosso, il non voluto effetto collaterale che, se togli il vitalizio e lo sostituisci con la pensione basata sui contributi pagati, qualche ex parlamentare, quelli, proprio quelli immagine della Prima Repubblica, ci guadagnano a fine mese. E giustamente, correttamente ci guadagnano.

Paradosso che svela l’ipocrisia ambigua della propaganda e sentimento di cui si nutre la narrazione soprattutto M5S (ma non solo, anche a sinistra e pure la Meloni…) sulle pensioni di alto importo. Le chiamano, le fanno chiamare, le bollano come pensioni d’oro. Pensioni d’oro nemiche del popolo. Si indica come bersaglio la pensione ricca. Si indica l’equazione pensione ricca uguale rapina.

In realtà esistono pensioni ricche rubate, certo che ci sono. Ancor di più ci sono pensioni per così dire medie altrettanto rubate. E ancora, ancora di più ci sono pensioni piccole rubacchiate. E ancora e ancora e ancora ci sono pensioni basse che sono uno scippo alla casse dello Stato. Così come ci sono pensioni ricche, ricchissime, medie, basse, povere, esili e robuste che non fanno una piega di ingiustizia a nessuno nell’essere tali. Pensioni guadagnate da chi le percepisce. Pensioni fondate sui contributi versati e sugli anni effettivamente lavorati.

Se si fosse onesti e sinceri, competenti e giusti occorrerebbe dire che ci sono milioni di pensioni di ogni importo basate su contributi non versati o versati in misura insufficiente a coprire l’importo della pensione stessa. E centinaia di migliaia di pensioni artificialmente gonfiate da promozioni a fine carriera, da anni figurativi regalati, da normative di settore di favore. Ma dire che ci sono in giro e in pagamento pensioni più alte di quanto non sia giustificato dai contributi veri su cui si appoggiano, dire questo è dire, disturbare, inquietare, indispettire milioni, centinaia di migliaia almeno. Sarebbe giustizia, sarebbe equità. Ma meglio non dire, ci si rimette in popolarità. Ci si rimette alla grossa.

Invece se fai la voce grossa contro le pensioni alte, se aizzi contro questo feticcio, allora incassi tanto e spendi nulla. Le pensioni alte sono decine di migliaia, quelle davvero ricche solo migliaia. Anche se sono giustificate, pagate fino all’ultimo contributo, pensione ricca uguale rapina. Eccola la propaganda. Eccola l’ipocrisia. Eccola l’ambiguità. Ecco il rovesciamento, il prendere a calci entrambi i piatti della giustizia sociale previdenziale. Calcolare e pagare le pensioni sulla base dei contributi versati viene chiamata infamia (Fornero). Mentre è giustizia previdenziale e sociale. E la demolizione delle pensione altrui, purché alta e soprattutto altrui, viene chiamata giustizia anche quando l’altrui e alta pensione è solo il giusto effetto dei contributi previdenziali pagati.

Basta metter mani a pensioni e vitalizi per, diciamo così, scoprirlo. Basterebbe essere onesti intellettualmente per saperlo. Basterebbe…? Ma se l’onestà intellettuale è una delle merci più rare sul mercato, pare anzi stia per essere messa fuori legge come sovversiva.