Vittorio Sgarbi, addio polemico alla Sicilia: “Non sarò più assessore, mi hanno cacciato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 marzo 2018 6:45 | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2018 15:14
Vittorio Sgarbi, addio polemico alla Sicilia: "Non sarò più assessore, mi hanno cacciato"

Vittorio Sgarbi, addio polemico alla Sicilia: “Non sarò più assessore, mi hanno cacciato”

PALERMO – “Il presidente Musumeci non vede l’ora che io me ne vada. Sono stato cacciato”. Così Vittorio Sgarbi annuncia che non sarà più assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia. E lo fa  presentando la mostra “Antonello incontra Laurana” a Palermo. Mostra che, precisa, “se me ne fossi andato tre giorni fa, sarebbe rimasta orfana, così come quella a palazzo Riso che inaugureremo presto”. “La sgradevolezza nei confronti di un grande professionista quale io sono – ha aggiunto – si manifesta continuamente”.

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“Se ci fosse un governo del centrodestra, avrei una possibilità su cinque di fare il ministro. Ma siccome non sono gradito ai grillini, mi sembra difficile. Io sono l’unica opposizione ai grillini”, ha detto Sgarbi. “Devo sloggiare per lasciare il posto a qualcuno che sono sicuro sarà siciliano e appartenente a un partito”, polemizza. “Non sono io che me ne vado – ha spiegato – sono stato di fatto cacciato. Me ne andrò quando lo consente il regolamento del Parlamento”. “Il presidente della Regione mi ha chiamato dicendo che la situazione era insostenibile, credo forse perché ci sono i Cinque stelle alla porta. Il patto che prevedeva – ha proseguito – le mie dimissioni qualora fossi diventato ministro. Forse, visto che difficilmente diventerò ministro, sarei rimasto assessore qui. Però avevo bisogno di capire come vanno le cose, la situazione è ancora incerta”.

“Ho voluto portare al Comune di Palermo non delle cose preconfezionate tipo Manifesta a cui guardo con sospetto, ma delle iniziative della Regione che sono almeno trenta”, rivendica. “Come professionista – ha affermato – vorrei portare a compimento queste cose almeno nella fase istruttoria e di rispettare il regolamento della Camera che farebbe slittare le mie dimissioni almeno a inizio maggio, magari l’8 maggio che fu il giorno in cui mi cacciò la Moratti”.

Poi Sgarbi sfodera “un piccolo ricatto per Musumeci, che non vede l’ora che me ne vada. Il 27 arriva un mecenate che porterà 39 milioni per Selinunte. Non li dà a me, ma deve trattare con me. Con chi tratterà se me ne vado? Fossi Musumeci aspetterei”. Per Sgarbi l’attività dell’assessorato in questi tre mesi “è molto intensa, e soffro l’idea di rispondere a inutili polemiche sul fatto che non si sia fatto nulla”. “Miccichè – ha aggiunto Sgarbi – voleva che io rimanessi il più possibile. E’ stato molto disponile. La data del 27 l’ha in realtà indicata l’assessore Cordaro come prima data utile. Era la posizione della giunta rispetto a un corpo estraneo quale sono io”.

“Mi pare di avere fatto bene nelle condizioni in cui ero è in tre mesi di lavoro – ha spiegato – Non ho parlato con Musumeci e non ho intenzione di parlargli. Non sono stato invitato al ritiro sui monti. Nessuno mi ha detto nulla”. Sgarbi ha quindi aggiunto: “Non è che se strillano quattro grillini io devo andare via. Musumeci non mi ha deluso, semplicemente non mi è sembrato cortese. Io sono Sgarbi, lui è Musumeci. Mi chiami e mi chiedi cosa fare. Non devi darmi ordini. La buona educazione credo sia il primo dato”.