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YOUTUBE Matteo Salvini a Pontida si immagina premier sceriffo: “Mani libere alla polizia”

YOUTUBE Salvini a Pontida si immagina premier sceriffo: "Mani libere alla polizia"

Matteo Salvini a Pontida si immagina premier sceriffo: “Mani libere alla polizia” (foto Ansa)

PONTIDA – Al raduno di Pontida è andata in scena la consacrazione della candidatura di Matteo Salvini alla guida di un centrodestra che ancora non c’è, confermando un obiettivo già annunciato un anno fa dopo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. Alla campagna del presidente americano si ispira, infatti, il brand ‘Salvini premier’ che campeggiava sul palco e sui manifesti blu distribuiti ai militanti. “Da oggi – ha suonato la carica il segretario, impegnato nel duello a distanza con Silvio Berlusconi per la leadership di coalizione – parte una lunga marcia per cambiare il Paese. L’anno prossimo saremo a Pontida con una Lega e un centrodestra al governo, per far ripartire l’Italia nel nome del lavoro, della sicurezza e, soprattutto, della democrazia”.

Chi si aspettava contro la decisione dei giudici di Genova quelle “scelte impegnative che non si ricordano nel dopoguerra”, annunciate da Salvini venerdì a Radio Padania, è rimasto deluso. Certo, il leader leghista ha ribadito di ritenersi vittima di una giustizia politicizzata. Di voler introdurre l’elezione popolare dei magistrati (proposta fatta anche l’anno scorso). E, infine, di aspettarsi “una reazione di orgoglio, dignità e giustizia dalle migliaia di magistrati e giudici che fanno bene il loro lavoro e non vogliono fare politica”. Ma si è fermato qui: domani ci sarà una riunione del Consiglio federale più appropriata per affrontare la questione giudiziaria.

Molto più determinato, Salvini, si è rivelato nel ribadire con voce dura il suo programma di ‘ordine e pulizia’ per l’Italia, a partire dalla posizione intransigente sull’immigrazione. Lo ha fatto tornando a dire che se la Lega sarà al governo “darà mano libera alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine per darci libertà e sicurezza“. E anche che farà un’altra cosa: cancellare le leggi Mancino e Fiano, perché “le idee non si processano”. Sugli altri temi, c’è stata una richiesta di plebiscito alla folla di sostenitori. “Volete sì o no”, ha chiesto di volta in volta Salvini, cancellare la legge Fornero, il Jobs Act, la Buona scuola, l’obbligatorietà dei vaccini e tanti altri provvedimenti dei governi di centrosinistra? La risposta è sempre stata Sì. Il nemico di questa Lega non è Berlusconi, mai criticato. Al limite lo è il solito Angelino Alfano, il “poltronaro” su cui è stato ribadito il veto in future alleanze. L’avversario sono semmai i 5 Stelle: Di Maio “non mi fa paura”, ha garantito Salvini, che da Pontida ha anche lanciato l’idea di un salario minimo orario.

Nemico lo è però diventato, in qualche modo, il fondatore della Lega, Umberto Bossi, che per la prima volta è rimasto fuori dalla scaletta del raduno, lasciato dietro le quinte a fumare il toscano. Alla fine la consacrazione della campagna di Salvini per la premiership, la polemica con Bossi e il problema con i giudici hanno messo un po’ in sordina l’altro grande tema della Pontida 2017: i referendum per l’autonomia della Lombardia e del Veneto, che si terranno il 22 ottobre e sono considerati “la madre di tutte le battaglie” dai governatori Roberto Maroni e Luca Zaia. Entrambi hanno chiesto un impegno a tappeto dei militanti, e hanno riscosso molti applausi. Per l’occasione ha debuttato sul ‘sacro prato’ dei leghisti persino il primo esponente di un altro partito italiano invitato a parlare: il governatore ligure, Giovanni Toti.

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