Zanda, allarme riforme: “Se continuiamo così non finiamo nel 2014”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Luglio 2014 9:00 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2014 9:00
Zanda, allarme riforme: "Se continuiamo così non finiamo nel 2014"

Zanda, allarme riforme: “Se continuiamo così non finiamo nel 2014” (foto LaPresse)

ROMA  – Luigi Zanda lancia l’allarme sulle riforme che vanno troppo a rilento: “Come ognuno è in grado di calcolare, con questo ritmo il provvedimento non sarebbe completato nemmeno nel 2014”. Il capogruppo del Pd al Senato lo ha detto in Senato chiedendo una riunione dei capigruppo. Questo andamento rallentato, ha detto, “comporta conseguenze sui lavori degli altri provvedimenti”.

Zanda ha quindi chiesto la convocazione della capigruppo: “Per capire da che parte stiamo andando – ha precisato – senza in questa fase far richiamo al regolamento, sapendo che prima o poi ci sarà un richiamo del regolamento, si convochi la conferenza dei capigruppo perché si possa parlare”.

Venga esaminato con tutta l’accuratezza necessaria questo provvedimento – ha aggiunto – ma che alla fine si giunga a un risultato. Io sono interessato a ascoltare i capigruppo perché venga definito un programma”.

Dopo la richiesta di Zanda, il vicepresidente di turno, Maurizio Gasparri, ha informato che la conferenza dei capigruppo è stata già convocata per le 15. Ma questo ha aperto un animato dibattito.

Secondo Mario Ferrara, capogruppo di Gal, siamo di fronte “se non alla dittatura della maggioranza, almeno all’ arroganza della maggioranza”. Critiche sono arrivate anche dal capogruppo di M5s, Vito Petrocelli, e della Lega, Gian Marco Centinaio.

Contro un possibile contingentamento dei tempi si è espressa Loredana De Petris (Sel): “non è un decreto qualsiasi, stiamo discutendo dell’architettura costituzionale, tutti i senatori hanno il dovere e il diritto di una discussione seria e approfondita”. “Questo atteggiamento – ha aggiunto – non è genericamente antidemocratico; è lesivo della democrazia”.

Il capogruppo di Fi, Paolo Romani, ha portato l’esempio dei lavori della Commissione, dove c’è stato un confronto e il “testo del governo è stato migliorato”. Ma l’esposizione di tutti e 7.800 emendamenti richiederebbe 200 giorni. Romani ha quindi invitato a “superare una discussione esclusivamente ostruzionistica, per entrare in una fase di confronto che consenta un miglioramento”.