20 luglio 1963: “Pechino rompe con la Russia”. La Stampa, archivio digitale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2013 - 06:00 OLTRE 6 MESI FA
20 luglio 1963: "Pechino rompeva con Mosca". La Stampa, archivio digitale

Un poster cinese priam della rottura definitiva tra Mao e Kruscev

ROMA –  20 luglio 1963: “Pechino rompe con la Russia”. La Stampa, archivio digitale. Sabato 20 luglio 1963, La Stampa di Torino apriva la sua edizione con questa notizia: “Pechino rompe con la Russia”, attraverso la corrispondenza di Albero Ronchey. Esattamente mezzo secolo più tardi, sabato 20 luglio 2013, sulle stesse colonne, nella pagina  “Accadeva 50 anni fa” tratta dall’Archivio Digitale del quotidiano, possiamo per un attimo, frullati in una macchina del tempo virtuale, ritornare alla tensione di quei giorni segnati dalla rottura fra i due comunismi, al ricatto atomico, al tentativo di Kruscev di destalinizzare l‘Unione Sovietica, alla durezza di un Mao indisponibile a qualsiasi cedimento alll’imperialismo americano.

La Grande Storia colta sul fatto. I suoi protagonisti sul luogo del delitto (a dar retta ai pessimisti secondo cui la storia non consisterebbe se non in una lunga teoria di atrocità). Ebbene, qui proprio si assiste al redde rationem tra i due socialismi reali alla prova della minaccia atomica e delle conseguenze di una tregua ordinata tra le due superpotenze di allora, Usa e Urss.

Due i punti di vista, irriducibilmente opposti (e l’attuale premier cinese Xi Jinping ancora va ammonendo i suoi funzionari sulla mancanza di virilità e coraggio dei sovietici). Il 20 luglio il Comitato centrale del partito comunista cinese approva un documento che Radio Pechino si incaricherà di diffondere, una risposta a una lettera aperta della Pravda: “Non accetteremo mai le vostre idee” (è anche il sottotitolo della Stampa).

Non avrebbero accettato, i cinesi, soprattutto la “capitolazione” sovietica agli americani con l’approvazione di un piano di deterrenza nucleare che imponeva uno stop alla proliferazione di testate atomiche, una trappola secondo Mao, perché fondato sulle false aspettative di un mondo senza guerre ma con gli imperialisti.

Mao era arrabbiato e la polemica, vista da lontano, contiene la sua percentuale di farsesco. I sovietici gli avevano attribuito un pensiero infamante:

L’accusa rivolta ai comunisti cinesi e anzi tutto a Mao Tse-tung di sperare nell’espansione del socialismo attraverso una guerra nucleare e il sacrificio di milioni di vite è “una calunnia”. Simili calunnie  – si aggiunge – non renderanno nulla a costoro, ma possono illustrare i loro sudici scopi.

Non sperava in un olocausto nucleare, Mao. Però, era convinto che una guerra nucleare non  avrebbe significato la fine del mondo, tutt’altro.  Anzi, al punto successivo del documento, i comunisti cinesi ne parlano chiaramente addirittura confidando che, nell’eventualità di un conflitto, “l’umanità non potrebbe mai essere distrutta e potrebbe ancora avere un futuro radioso”.

Non per Kruscev che, all’epoca, sembra di capire, era un po’ più avvertito del compagno Mao sui rischi di una guerra atomica e soprattutto delle manovre cinesi per fargli le famose scarpe. “Non ficcate il naso nei nostri affari” ammonisce. La frattura con i cinesi non è solo politica, lo riguarda intimamente. Lui ha  denunciato il terrore di Stalin, Mao gli ricorda anche in questa crisi che i meriti sono più dei demeriti e comunque Stalin non avrebbe mai parlato come quei vigliacchi di “capitolazionisti” che gli sono succeduti.

I quali, almeno nella figura del più autorevole di loro, Kruscev, pensavano e dicevano cose incomprensibili e blasfeme per Mao. Innanzitutto perché volevano isolarlo, tagliarlo fuori, proprio mentre si apprestava a condurre i primi esperimenti per dotarsi della sua di bomba, l’arma giusta per sconvolgere lo status quo in Asia:

E’ per l’appunto la prospettiva che i sovietici paventano pronosticando che in tal caso l’espansione dei movimenti nazional comunisti asiatici diverrebbe uno solo “movimento piramidale di cadaveri”.(Ronchey, La Stampa)

Nel frattempo Kruscev aveva fatto in tempo a sostenere (lo si legge in un piccolo box in basso firmato Associated Press sulla stessa Stampa di 50 anni fa, retrospettivamente, una specie di nota a piè pagina molto esplicativa) che “in Occidente i disoccupati stanno meglio dei sovietici che lavorano”. Troppo anche questo per Mao. Troppa differenza. Per spiegare la quale non è inutile ricordare la vignetta di Novello che illustra il titolo principale. Si intitola “Lavoratori di tutto il mondo unitevi”:

In breve ti spiegherò la sostanziale differenza fra comunismo e socialismo, poi ciò che divide il comunismo russo da quello cinese, quindi, passando al socialismo, ciò che distingue il psi dal psdi, pòscia la differenza nel psi fra “autonomisti” e “carristi” ed infine le sfumature che negli autonomisti contraddistinguono i lombardiani dai nenniani.