A Guantanamo all’età di 12 anni per un crimine che non ha commesso. Dopo 7 anni di prigionia torna a Kabul e chiede i danni agli Usa

Pubblicato il 28 agosto 2009 9:40 | Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2009 9:40

Aveva 12 anni quando gli americani lo portarono nel carcere di Guantanamo accusato di un crimine che non aveva commesso. Nella giornata di giovedì Mohammed Jawad, è tornato a Kabul e da uomo libero ora pretende giustizia.

Mohammed era stato preso con l’accusa di aver lanciato una granata contro un convoglio Usa. Aveva almeno 17 anni, non 12, ha ribattuto il Pentagono. Ma dopo 7 anni di reclusione Jawad è stato prosciolto da ogni accusa dal giudice americano Ellen Huvelle che ha definito il suo caso «un oltraggio».

Ora Mohammed e i suoi familiari sono decisi a trascinare in tribunale il governo Usa e chiedere i danni.

«Questo è il giorno più felice della mia vita», ha raccontato il ragazzo in un’intervista rilasciata al quotidiano britannico The Times. «Non ho fatto nulla, mi hanno arrestato senza motivo. Speravo solo che un giorno sarebbe finito tutto e che sarei potuto tornare a casa, in Afghanistan, da mia madre».

Mohammed non è voluto scendere nei dettagli della sua prigionia ma ha raccontato di essere stato forzato a mangiare con la testa nel piatto con le mani legate dietro la schiena. «Ero rinchiuso in una prigione: non stavo bene, non ero felice. Mi hanno minacciato, qualche volta. Ma parlerò più avanti di queste cose».

Gli stessi giudici Usa, nell’esaminare il suo caso, hanno inoltre concluso che la sua confessione è stata ottenuta con la tortura.