Afghanistan, Schifani esalta i nostri soldati: “Fiore all’occhiello dell’Italia”

Pubblicato il 24 Dicembre 2010 18:17 | Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre 2010 18:39

I militari impegnati nelle missioni internazionali ”sono il fiore all’occhiello del nostro Paese”, e la politica, in Patria troppo spesso divisa, ”è unita” nell’apprezzamento di chi in divisa in tutto il mondo ”rischia la vita per garantire pace e democrazia”.

In visita per gli auguri di Natale al contingente di stanza in Afghanistan, il presidente del Senato Renato Schifani manifesta ai soldati italiani l’apprezzamento di tutte le Istituzioni, e dice loro un ”commosso grazie” definendoli ”la famiglia italiana che ci onora”. Schifani arriva ad Herat (ed è la sua terza visita qui da quando ha assunto la presidenza del Senato), nel giorno della vigilia di Natale. Lo accompagna il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto.

”Queste persone – gli dice il rappresentante del governo – qui fanno ogni giorno un lavoro difficile in una terra difficile per servire lo Stato, in un’attività in cui il rischio della vita è considerato una cosa normale. Lo fanno perché sanno di essere qui in rappresentanza dello Stato”, aggiunge annunciando, per i primi di gennaio, una visita del ministro della Difesa.

Schifani è commosso. ”Normalmente la vigilia di Natale si passa in famiglia. Io la trascorro con voi perché voi siete la grande famiglia italiana che ci onora”, dice parlando in una piazza d’armi ai cui angoli sono allestiti due presepi dove la mangiatoia di Gesù bambino è fatta non di paglia ma di telo mimetico.

”State compiendo un’operazione senza precedenti. Avete pagato – rileva – in termini di vite umane un prezzo altissimo, e il Paese non dimenticherà mai il dolore di chi è caduto lontano dall’Italia per tutelare la sicurezza internazionale e la democrazia non solo in Afghanistan ma anche a casa nostra”.

Un dolore testimoniato da una discreta presenza: è la mamma del capitano Romani, il giovane ufficiale del Col Moschin che qui in Afghanistan è recentemente morto. Questa signora bionda e silenziosa oggi è arrivata con Schifani per vedere dove il figlio ha vissuto i suoi ultimi momenti, per conoscerne i compagni, per respirare l”’aria” della missione.

Una missione difficile. Costosa soprattutto in termini di dolore e di vite umane. Fatta soprattutto per ricostruire il Paese ed assicurargli un futuro democratico. E che proprio per questo prima o poi dovrà finire: ”Non staremo in Afghanistan a vita. Se lo facessimo – ammonisce il presidente del Senato – sarebbe il fallimento di una missione che ha come unico obiettivo rendere l’Afghanistan autonomo, indipendente e democratico”.

I soldati schierati al sole che illumina una gelida giornata d’inverno ascoltano le parole del rappresentante dello Stato; incassano la gratitudine di Schifani mentre, a pochi passi dalla piazza d’armi i commilitoni della “Quick reaction force” puliscono mezzi blindati ed armi, sempre pronti a intervenire.

Oggi è Natale, è festa e c’è anche il panettone; ma la vita continua e il lavoro prosegue: ”Perché qui, portando sviluppo e sicurezza, diamo fastidio a chi vuole continuare con i suoi traffici oscuri e criminali”, dice il colonnello Antonino Inturri, che comanda il Prt, la struttura che costruisce scuole e ospedali.