Afghanistan, Ghani confermato presidente a 5 mesi dal voto. Abdullah contesta il risultato

di Caterina Galloni
Pubblicato il 20 Febbraio 2020 7:01 | Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2020 14:54

Afghanistan, Ghani confermato presidente a 5 mesi dal voto. Ma Abdullah (nella foto Ansa) non ci sta

KABUL – A Kabul, cinque mesi dopo le elezioni presidenziali di settembre, il presidente afghano Ashraf Ghani ha vinto un secondo mandato quinquennale. Ma il principale rivale ha respinto il risultato e promesso di formare il proprio Governo, minacciando nuovi disordini, mentre gli Stati Uniti si sforzano di chiudere un accordo per il ritiro delle truppe Usa con i talebani.

Nelle elezioni del 2014, Abdullah Abdullah è arrivato secondo a Ghani, nel 2019 ha ottenuto circa il 40% dei voti e ha accusato Ghani di frode elettorale. Le elezioni si sono svolte il 28 settembre per eleggere il presidente: la quarta volta da quando le forze a guida Usa hanno rovesciato il governo talebano nel 2001. Ma le elezioni sono state avvelenate da accuse di manovre, problemi tecnici, attacchi e altre irregolarità.

Ghani ha vinto con il 50,64% dei voti, secondo quanto ha riferito la Commissione elettorale indipendente (IEC). Abdullah Abdullah, ex vice e principale rivale di Ghani, è stato eletto secondo con il 39,52%. “Il risultato che hanno annunciato è il risultato di una rapina elettorale, un colpo di stato contro la democrazia, un tradimento della volontà dei cittadini e lo consideriamo illegale”, ha detto Abdullah Abdullah in una conferenza stampa tenuta dopo l’annuncio.

Non ci sono state dichiarazioni immediate da parte degli Stati Uniti che riconoscono Ghani come il vincitore delle elezioni.
La vittoria contestata di Ghani arriva mentre i negoziati Usa-Talebani per una “riduzione della violenza per sette giorni” continuano come parte di un più ampio accordo di pace. Lo scontro tra Ghani e Abdullah ha sollevato lo spettro di una crisi politica in Afghanistan che potrebbe interrompere i colloqui di pace tra afghani a seguito di un accordo Usa-talebani.

A Washington, un alto diplomatico degli Stati Uniti ha dichiarato che Zalmay Khalilzad, rappresentante speciale degli Usa, che ha condotto colloqui con i talebani su un accordo di ritiro delle truppe statunitensi, era “casualmente” arrivato a Kabul e stava parlando con i leader politici afghani. Molly Phee, vice di Khalilzad, in un evento presso il think tank Institute of Peace Usa ha spiegato che la disputa Ghani-Abdullah “probabilmente potrebbe aggiungersi alle molte sfide che l’Afghanistan deve già affrontare, comprese quelle riguardanti il processo di pace”.

A dicembre,  l’IEC ha annunciato i risultati preliminari secondo cui Ghani, ex funzionario della Banca mondiale, ha vinto la rielezione con un margine ridotto. Abdullah Abdullah ha considerato il risultato come fraudolento e ha chiesto una revisione completa. Ghani ha respinto le accuse. Il risultato fa eco al 2014, quando sia Ghani che Abdullah Abdullah avevano denunciato ingenti frodi, costringendo gli Stati Uniti a negoziare uno scomodo accordo di condivisione del potere con Ghani come presidente e Abdullah Abdullah come vice.

Mentre gli Stati Uniti e i talebani si avvicinano a un accordo a Doha, incombe una potenziale crisi politica che, secondo i funzionari di entrambe le parti, potrebbe essere annunciata entro la fine di febbraio se si osservasse correttamente la “riduzione di sette giorni della violenza” (RIV). La RIV riguarderebbe anche le forze afghane. Un accordo di riduzione delle truppe statunitensi spianerebbe la strada ai colloqui tra la leadership politica e i talebani per una soluzione a decenni di guerra.

Finora i militanti hanno rifiutato dei colloqui con il governo, che descrivono come un burattino degli Stati Uniti. I talebani hanno inoltre respinto il risultato annunciato e definito la rielezione di Ghani contraria al processo di pace. Ghani sta cercando di nominare un team per negoziare con i talebani ma lo sforzo si è arenato nella lotta politica e la disputa con Abdullah potrebbe aggiungere ulteriori complicazioni.

In un chiaro messaggio a tutte le fazioni afghane, Phee ha dichiarato: “Riteniamo di aver stabilito le condizioni che possono trasformare l’andamento del conflitto. È arrivato il momento in cui le parti devono iniziare a spostarsi dal campo di battaglia e avviare un percorso politico”.

Sarà interessante vedere cosa succederà in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe occidentali. I talebani se ne staranno buoni e calmi? Difficile da immaginare. Si apriranno nuovi orizzonti di intervento per la Russia, costretta al ritiro 30 anni fa proprio dalla guerriglia scatenata e sostenuta dagli americani? Sembra un caso ma le grandi decisioni di ritiro dall’Asia prese dal presidente americano Trump finiscono per coincidere con gli obiettivi del Grande Gioco della Russia ora di Putin.