--

Afghanistan, marine. Orribili episodi sono il rischio dei combattimenti

Licinio Germini
Pubblicato il 14 Gennaio 2012 12:36 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2012 14:39

I marine che stanno urinando sui cadaveri dei talebani

WASHINGTON, STATI UNITI – Chiunque ha combattuto in guerra ed ha visto su YouTube il video dei quattro marine americani mentre nell’Afghanistan meridionale urinano sui cadaveri di nemici uccisi non esita a definire l’accaduto orribile. Orribile, scrive il New York Times, per l’immagine dell’America nel mondo, per i tentativi di ottenere l’appoggio del popolo afghano contro i talebani, orribile per i comandi militari convinti che le loro truppe si comportanto decorosamente anche nel mezzo di una battaglia. Un’illusione perchè la guerra è guerra.

Eppure, rileva il Nyt, l’oltraggio suscitato dall’episodio è spesso accompagnato da dei distinguo. Ex-combattenti ed esperti militari rilevano che comportamenti riprovevoli sono un pericolo costante quando truppe formate da teenager o ragazzi che hanno da poco compiuto i 20 anni vengono impiegati in sanguinose battaglie per mesi senza interruzione. E se vi sono debolezze nella loro leadership o mancanza di disciplina, ciò può facilmente trasformarsi in atti che possono essere considerati crimini di guerra.

”Il pericolo che una squadra o un plotone possa diventare spietato verso il nemico che si trova di fronte è sempre molto alto”, dichiara Andrew Exum, un ex-ufficiale dell’esercito che ha combattuto in Iraq e in Afghanistan ed è attualmente dislocato al Center for a New American Security di Washington. ”C’è sempre, sempre, sempre la tentazione di abusare di un prigioniero o farsi fotografare accanto ad un nemico ucciso. Per questo ufficiali e sottoufficiali devono essere costantemente vigili”.

Le azioni dei marine mostrate nel video sono il peggiore incubo dei comandanti: ignobili comportamenti nei confronti di nemici morti o catturati che vengono trasmessi in tutto il mondo, come è successo alle fotogafie scattate nella prigionedi Abu Ghraib in Iraq. Eppure la profanazione del corpo di un nemico esiste da quando esiste la guerra, vividamente descritta da Omero nell’Iliade quando Achille trascina il corpo di Ettore senza vita legato al suo carro sotto gli occhi attoniti dei troiani.

Nancy Sherman, docente di filosofia alla Georgetown University, che ha scritto un libro sulle implicazioni morali che la guerra ha sulle truppe, intitolato ”The Untold War” (La Guerra Segreta), afferma che disumanizzare il nemico può essere un meccanismo psicologico di difesa per i soldati il cui compito, come gli viene ordinato, è di uccidere il nemico. ”Profanare i cadaveri non è abituale, non è accettato o condonato”, dice la Sherman, ”ma in maniera complicata può essere capito, perchè la guerra, a volte combattuta corpo a corpo, richiede una psiche morale molto complicata”.

Alex Lemons, un marine tiratore scelto durante la feroce battaglia nella città irachena di Falluja nel 2004, ha raccontato al Nyt che in svariate occasioni ha visto soldati americani che urinavano sui cadaveri dei ribelli o li mettevano in pose ridicole per poi farsi fotografare accanto a loro. Lemons ha definito ”disgustosi” questi comportamenti, ma ha anche aggiunto che possono avere un effetto catartico, liberatorio, per chi sa che lui stesso può essere ucciso, o imprigionato e torturato in qualsiasi momento.

Sebbene i blog militari sono stati riempiti in maggioranza con commenti favorevoli a quanto fatto dai quattro marines, le critiche più severe nei loro confronti sono giunte da altri marines, secondo i quali il loro corpo e tutti i militari americani sono caduti in disgrazia. Michael Newton, un ex-procuratore dell’esercito che ora insegna alla Vanderbilt Law School, dichiara: ”Vi saranno alcuni che considerano tutti i marine animali selvaggi, ma non è vero. L’episodio dei quattro marine è stato dovuto a mancanza di disciplina e professionalità, e per questo è considerato un crimine di guerra. La legge esiste per infondere professionismo, ma altresì per creare un imperativo morale, anche nell’infuriare di una battaglia”.