La svolta della Nato: stop ai combattimenti in Afghanistan entro il 2014

Pubblicato il 20 Novembre 2010 20:33 | Ultimo aggiornamento: 20 Novembre 2010 20:41

L’Afghanistan come l’Iraq. I leader dei 28 paesi della Nato, insieme a quelli dei 20 partner che partecipano alla missione internazionale Isaf in Afghanistan, hanno lanciato a Lisbona a partire dagli inizi del 2011 la strategia di transizione, che ha l’obiettivo di riconsegnare la sicurezza ”di tutte le province” del Paese alle forze locali ”entro la fine del 2014”.

La svolta preparata da tempo dagli Usa e dagli alleati per uscire dignitosamente dopo nove anni dal teatro di guerra afghano, diventa così realtà.

”Non vedo un ruolo combattente per i nostri soldati in Afghanistan dopo il 2014: vedo invece un ruolo di sostegno”, ha detto il segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen. La decisione rispetta l’ambizione del presidente afghano Hamid Karzai, presente a Lisbona, dove ha ricucito le polemiche dell’ultima settimana contro il modo americano di condurre le operazioni in Afghanistan. ”La transizione è un processo irreversibile”, ha detto Karzai.

”La sete di pace del popolo afghano è grande”. Cosi’ come la paura di essere abbandonato. Da Lisbona, il messaggio agli afghani e’ stato chiaro: non vi lasceremo soli. La garanzia è contenuta in un accordo di partnership di lunga durata, firmato da Karzai e Rasmussen, che assicura a Kabul il sostegno della comunità internazionale finché non sarà in grado di reggersi sulle proprie gambe e impedire da solo il ritorno dei talebani.

Gli Usa non hanno ancora deciso se alla fine del 2014 metteranno un termine alle operazioni di combattimento in Afghanistan. ”Questa decisione spetta esclusivamente al presidente degli Stati Uniti, e’ prematura, e non verra’ presa nell’immediato”: hanno indicato fonti di alto livello dell’amministrazione americana. Secondo le fonti, ci saranno ”ancora molti duri combattimenti” prima di poter trasferire, entro il 2014, la responsabilità della sicurezza del Paese alle autorita’ afghane e non si puo’ parlare di ”fine combattimenti” né che tale fine possa essere considerata ”vicina”. In un incontro stampa, Barack Obama ha poi chiarito il suo pensiero. ‘

‘Il mio obiettivo è essere sicuro che entro il 2014 la transizione sia stata completata e gli afghani siano alla guida”, ha detto il presidente. ”Il mio obiettivo è essere sicuro che non saremo ancora impegnati in operazioni di combattimento nel modo in cui siamo impegnati ora”, ha aggiunto. Gli Usa, che schierano oltre 90 mila soldati dei 150 mila presenti in Afghanistan, prenderanno la decisione sul mantenimento delle truppe di combattimento solo al momento opportuno.

Obama ha però precisato che verrà ”mantenuta comunque una struttura di controterrorismo finché al Qaida rimarrà una minaccia per gli Stati Uniti e i suoi alleati”. Il primo ministro britannico David Cameron si è ”impegnato fermamente” affincé  truppe britanniche di combattimento non siano più presenti in Afghanistan a partire dal 2015. La Spagna ha auspicato di potere uscire entro il 2012. Il premier canadese Stephen Harper ha oggi confermato il rientro di tutti i suoi soldati alla fine del 2011. Ma Ottawa ha assicurato che, dopo il ritiro delle truppe, invierà in Afghanistan 950 militari per addestrare i militari e la polizia afghana. ”Spero che l’esempio canadese sia seguito dagli altri alleati”, ha commentato Rasmussen. L’Italia ha ricevuto i ringraziamenti di Obama per la decisione di contribuire con 200 addestratori.