Afghanistan: l’escalation di Obama, 30-40 mila soldati in più, il Vietnam non ha insegnato nulla

Pubblicato il 24 Novembre 2009 12:31 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2009 13:10

La decisione tanto attesa e studiata è finalmente arrivata. Il presidente americano Barack Obama ha deciso di accedere alle richieste del comandante in capo delle forze Usa in Afghanistan, il generale Stanley McChrystal, ed inviare contro i talebani altre decine di migliaia di soldati, a quanto riferisce la Reuters.

Non è ancora dato di sapere esattamente quanti effettivi saranno mobilitati perchè le notizie di stampa in proposito sono contrastanti. Secondo la Reuters il numero sarà molto vicino a quanto chiesto da McChrystal, ovvero 40 mila soldati, mentre secondo il britannico Daily Telegraph saranno 30 mila. L’annuncio ufficiale sarà dato nella prima settimana di dicembre, forse già il 1 dicembre.

Quale che sia il numero esatto di militari che Obama invierà dopo settimane di riflessioni con i suoi principali consiglieri, 9 in tutto,  il contingente Usa, attualmente composto da 68 mila effettivi, sfiorerà probabilmente i 100 mila uomini, ai quali si aggiungono i 42 mila soldati delle forze alleate -inclusa l’Italia – per un totale che non dovrebbe essere lontano dai 130-140 mila soldati. Un vero e proprio esercito.

La decisione, di cui ancora non si conoscono i dettagli, è stata presa nel consiglio di guerra della notte scorsa, cui hanno partecipato tra gli altri il segretario di stato Hillary Clinton, il vice-presidente Joe Biden e il ministro della difesa Robert Gates.

«Dopo aver concluso l’ultimo incontro, il presidente Obama è in possesso delle informazioni che voleva per giungere ad una decisione e annuncerà tale decisione nel giro di pochi giorni», ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs. «La questione non è solo quanta gente spedire là, ma quale strategia adottare per uscirne», aveva indicato Gibbs indicato prima dell’inizio delle riunione.

Questo annuncio, scrive la Reuters, secondo il giudizio di molti dovrebbe essere fatto prima della riunione Nato in Europa il 7 dicembre, durante la quale i membri dell’alleanza annunceranno da parte loro l’invio di altre migliaia di istruttori per le inefficienti e corrotte forze del governo di Kabul.

La decisione di Obama è stata particolarmente difficile perchè sulla questione afgana gli americani sono divisi. I repubblicani premono per un aumento dello sforzo militare, mentre i democratici vorrebbero che l’amministrazione accelerasse una ”exit strategy” per – come si diceva al tempo della guerra in Vietnam – «dichiarare vittoria e andarsene».

Dalla mente degli americani l’incubo di un ”altro Vietnam”  non è lontano e Obama sa bene che quella tragica guerra costò la vita a 63 mila americani, milioni di vietnamiti e la presidenza a Lyndon Johnson.

Secondo un numero crescente di analisti e osservatori quel che successe in Vietnam è molto simile a quel che sta succedendo in Afghanistan. Come in Afghanistan, in Vietnam i generali continuavano a chiedere altre truppe, ventilando «la luce alla fine del tunnel», che invece non c’era, ed arrivando ad avere mezzo milione di uomini per combattere Vietcong e Nordvietnamiti, il che non gli impedì di perdere la guerra e fuggire ignominosamente.

È una ferita ancora aperta in America, e l’Afghanistan tende a irritarla sempre più. Secondo un analista citato dalla Reuters, che ha voluto conservare l’incognito, «stiamo assistendo a qualcosa che abbiamo già visto. In Afghanistan combattiamo contro guerriglieri, come facevamo in Vietnam, e il risultato è stato quello che è stato. Combattevamo con mezzo milione di uomini dotati delle armi più moderne soldati-fantasma che ci hanno tenuto testa nutrendosi di una ciotola di riso e qualche pezzetto di carne di topo. In Afghanistan la similitudine col Vietnam è impressionante».