Vertice Nato, Obama: “Via dall’Afghanistan nel 2014”

Pubblicato il 19 Novembre 2010 21:00 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2010 21:08

Barack Obama

La Nato non abbandonerà l’Afghanistan dopo il 2014, data alla quale i 28, i cui leader sono riuniti in queste ore a Lisbona per delineare tra l’altro il futuro dell’Alleanza, hanno concordato di porre un termine alle operazioni militari di rilievo. Su questo punto, e non è la prima volta, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato molto chiaro, spiegandolo in una serie di interviste alla stampa europea che hanno preceduto il suo arrivo odierno nella capitale portoghese.

Più che all’Europa questa volta il messaggio era diretto verosimilmente al presidente afghano Hamid Karzai, giunto anche lui oggi a Lisbona, e che si dimostra sempre più critico nei confronti delle operazioni della Nato nel suo Paese.

Karzai chiede in particolare una accelerazione del ritiro alleato, oltre alla fine dei raid notturni, indispensabili secondo Usa e Nato per distruggere i Talebani, ma che troppo spesso fanno vittime civili. Il presidente afghano non vuole ovviamente rinunciare agli aiuti e ai milioni di dollari versati al paese dalla comunità internazionale, ma vorrebbe nel contempo recuperare al più presto la sovranità perduta.

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Il tema Afghanistan sarà al centro del Vertice della Nato domani, al quale parteciperanno anche una ventina di Paesi contributori che non fanno parte dell’Alleanza. Lo stesso Karzai farà il punto della situazione, dopo aver avuto oggi una serie di incontri bilaterali, e sarà uno dei protagonisti della conferenza stampa finale accanto al segretario generale della Nato Anders Fogh Rassmussen.

Uno dei problemi degli Stati Uniti, di gran lunga il contributore numero uno in Afghanistan, è l’intenzione dei Paesi europei di iniziare a ritirare pian piano le loro truppe. L’idea che prende corpo è di inviare un numero sempre maggiore di addestratori, come si sono impegnati a fare numerosi Paesi, e tra questi anche il Portogallo che ospita il Vertice, come il premier José Socrates ha spiegato oggi ad Obama quando lo ha accolto.

Ufficialmente agli Usa l’idea piace, perché contribuisce con concretezza alla transizione, ma probabilmente Washington si aspettava qualcosa di più anche dal punto di vista strettamente militare. Ciò spiegherebbe forse perché il generale David Petraeus, comandante delle forze Usa e Nato in Afghanistan, ha autorizzato secondo il Washington Post, lo schieramento nel sudovest del paese di una compagnia di carri armati Abrams M1 dei Marines, per essere in grado di colpire i talebani da una maggiore distanza.

Si tratterebbe di uno schieramento iniziale di 16 carri armati nella provincia di Helmand. Gli Abrams, pesanti 68 tonnellate, sono armati con un cannone da 120 mm, che puo’ distruggere una casa a quasi due chilometri di distanza.