Afghanistan agli afghani: gli Usa lo sollecitano, ma i Talebani dicono no

Pubblicato il 24 Marzo 2011 18:05 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2011 19:23

Hamid Karzai (Foto LaPresse)

KABUL -Il discorso del presidente Hamid Karzai sul trasferimento della sicurezza da giugno agli afghani in sette aree del paese non ha suscitato più di tanto clamore. E gli esperti guardano già verso altre sponde, la politica e la diplomazia, per poter ottenere spunti sul percorso che dovrà seguire la pacificazione dell’Afghanistan.

L’intervento del capo dello stato nell’Accademia militare di Kabul, pur ricco di pathos nei passaggi rivolti all’opposizione armata dei talebani, non ha offerto spunti di novità perché l’indicazione delle tre province (Bamyan, Panjshir e Kabul) e delle quattro città (Herat City, Lashkargah, Mazar-i-Sharif e Mehtarlam) non è stata sorprendente e comunque non tale da modificare in modo vistoso lo scontro con gli insorti.

Per questo oggi il quotidiano Outlook Afghanistan di Kabul ha osservato che ”siamo arrivati a un punto cruciale in cui la spinta militare della Coalizione internazionale ha ottenuto successi innegabili, che però hanno ora bisogno di un nuovo clima costruttivo per potersi consolidare”.

L’ex deputato Noorul Haq Ulumi ha tagliato corto definendo ”puramente simbolico” l’annuncio, perché ”le forze di sicurezza afghane mancano di capacità ed equipaggiamento per portare avanti in modo indipendente le operazioni militari contro un avversario tenace come gli insorti”.

E’ anche per questo, ma ovviamente senza dirlo esplicitamente, che il capo della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato), generale David Petraeus, ha chiesto di non insistere più di tanto sulla drasticità della fine della missione Enduring Freedom per il 2014, aggiungendo comunque che ”ce la possiamo fare”. Con questi presupposti, questione prioritaria è diventata ora la necessità di ridurre il conflitto trovando una chiave di dialogo con i talebani.

In febbraio il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha dato il via libera alla trattativa, ponendo per essa limiti, ma precisando anche che ”questa è la posizione degli Usa” e non dell’Afghanistan. Dal Dipartimento di stato, con l’ok della Casa Bianca, è insomma giunta l’indicazione della necessità di un vero e proprio ‘surge’ diplomatico a sostegno dell’azione dell’Isaf.

Da allora si sono moltiplicate illazioni, indiscrezioni e notizie su contatti fra Washington e talebani, anche a margine dei tentativi che Karzai fa a casa sua attraverso l’Alto Consiglio per la Pace, istituito lo scorso anno.

Inoltre, un gruppo di ex responsabili governativi americani ha preparato per la Century Foundation il rapporto ‘Afghanistan: negoziando la pace’, in cui si propone la nomina da parte dell’Onu di un ”supermediatore” che serva da interfaccia fra il governo afghano e le parti coinvolte nel conflitto.

I media, intanto, hanno segnalato un cambiamento di atteggiamento dei talebani in occasione del recente anno nuovo afghano (nowruz) 1390, con l’assenza di attacchi clamorosi, dato che farebbe ipotizzare che qualcosa stia bollendo in pentola. Ma oggi il portavoce ufficiale dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, Zabihullah Mujahid, ha ribadito che ”nessuno è in contatto con i talebani, perché i talebani non vogliono alcun colloquio in questo momento” e ”finché gli invasori resteranno sulla nostra terra”.

[gmap]