Afghanistan. Petraeus contrario ad un rapido ritiro delle truppe Usa

Pubblicato il 16 agosto 2010 13:30 | Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2010 13:30

Il generale David Petraeus

Questo ventilato ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan entro luglio del 2011 sta assumendo sempre più i connotati di un’elastico.

I sostenitori del ritiro (tra cui va annoverata buona parte dell’opinione pubblica) tirano da una parte, i fautori della vittoria a tutti i costi (che sono in buona parte, ma non solo, repubblicani) tirano dall’altra, il presidente Barak Obama sta in mezzo, e il partito democratico fa il pesce in barile.

Il fatto è che chi vuole il tipo di ritiro promesso da Obama – o anche prima se possibile – ha parecchio filo da tessere per sostenere la propria tesi.

Per dirla in breve:  la guerra va male. I soldati americani e della coalizione internazionale muoiono sempre più numerosi e, a parte Kabul e dintorni, non c’è parte del Paese dove le molte offensive talebane vengono respinte. O se vengono respinte ritornano subito per combattere un altro giorno.

A questo punto delle cose occorreva un’offensiva occidentale, ma non bellica bensì pubblicitaria e nel tentativo di ricatturare ”i cuori e le menti” delle opinioni pubbliche alleate e sceso in campo il comandante in capo di tutte le truppe schierate in Afghanistan, generale David Petraeus.

Ha cominciato con l’influente New Yortk Times, cui ha concesso un’intervista affermando quello che molti politici a Washington hanno paura perfino di bisbigliare: all’occorrenza chiedere al presidente Obama di spostare in avanti la data da lui stabilita per il ritiro totale.

Commentando il suo ruolo dal punto di vista politico e militare, Petraeus non poteva essere più chiaro quando ha dichiarato al Nyt di non essere venuto in Afghanistan per presiedere ”ad un aggraziato ritiro”. In altre interviste alla NBC ed alla FoxNews, il generale si è spinto ancora più avanti affermando che se necessario potrebbe richiedere che il previsto ritiro del luglio 2011 venga prorogato.

Dà forza all’afermazione di Petraeus il fatto che dalla Casa Bianca, di fronte a questo tipo di affermazioni, non sia giunto che silenzio. ”Il presidente ed io – ha detto l’alto ufficiale – abbiamo parlato nell’Ufficio Ovale e lui mi ha fatto ben capire che si aspetta da me i migliori consigli basati sulla mia professionalità militare”.

Il generale si è detto fiducioso che le truppe americane avranno tutto il tempo e l’approvvigionamento necessari per vincere, ed ha espresso questa convinzione – rileva il New York Times – nonostante il fatto che ”quasi tutte le fasi della guerra stanno andando male”.

Le dichiarazioni del generale, le prime da quando ha preso il comando, mettono in luce le straordinarie sfide, militari e politiche, che dovranno essere affrontate nei prossimi mesi. I soldati americani stanno morendo molto più in fretta di quanto non accadeva nel 2001. Il presidente afghano Hamid Karzai, in cui gli stati uniti avevano riposto molte speranze, si è dimostrato inetto nel cercare di eliminare la rampante corruzione nella sua amministrazione.

E, conclude il Nyt, più importante di tutto sarà la capacità di Petraeus di ottenere concreti progressi negli undici mesi che mancano alla data stabilita da Obama per il ritiro.