Afghanistan. Popolazione civile in varie province si rivolta contro i talebani

Pubblicato il 11 luglio 2012 17:19 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2012 18:01

Civili afghani

KABUL, AFGHANISTAN – Lo scontro fra forze di sicurezza afghane e internazionali da un lato, e talebani dall’altro prosegue in Afghanistan nella consapevolezza che nessuno e’ in grado di vincere la partita militarmente. Ma da qualche settimana, in varie province del sud-est, dell’est e del nord, si registra un fatto nuovo: la popolazione si solleva contro gli insorti, i talebani che tentano di imporre le loro regole del gioco.

L’ultimo, significativo, episodio in questo senso e’ avvenuto nel distretto di Mirzaka della provincia orientale di Paktia, dove la popolazione non ha esitato ad imbracciare le armi per respingere un attacco dei militanti. Il vicegovernatore di Paktia, Abdul Rahman Mangal, ha detto che domenica oltre 200 talebani hanno attaccato il distretto ”e verso mezzanotte la gente e’ uscita dalle case per contrastarli”. Se non fosse successo, ha assicurato, ”il distretto sarebbe caduto nelle mani degli insorti”.

La ragione di cio’ e’ spiegata da un anziano tribale, Nasrat KHan Mirzaki: ”Molti degli agenti arruolati nella polizia del distretto sono membri delle famiglie del posto. E quando i talebani hanno attaccato, la gente ha deciso di dare man forte ai loro figli, amici e parenti impegnati nelle forze di sicurezza. Sembra che la popolazione abbia capito che questa cosa puo’ essere risolta con l’impegno di tutti”. Due giorni prima, insegnanti e studenti della provincia orientale del Nuristan avevano inscenato proteste contro il diktat dei talebani che avevano ordinato di chiudere le scuole. Cosi’, nonostante le minacce di morte, le scuole sono rimaste aperte.

Maulvi Ahmad Ullam, un parlamentare di questa provincia, ha raccontato che dopo l’uccisione di tre comandanti talebani in uno scontro con le forze di sicurezza, le scuole del distretto di Wigal erano state chiuse per le dure minacce di vendetta proferite dai talebani. Coraggiosamente, ha raccontato Ullam  ”studenti ed insegnanti si sono ribellati affrontando gli insorti che alla fine hanno abbandonato la zona. Questo distretto – ha aggiunto – e’ una terra di nessuno. Il governo non lo controlla e neppure i talebani, che pero’ hanno una maggiore influenza”.

Notizie analoghe erano giunte nei giorni scorsi anche dal distretto di Almar della provincia di Faryab dove la gente non ha esitato a scontrarsi con gli insorti, uccidendo due suoi capi. A questi tre episodi se ne deve aggiungere un quarto, il primo della serie; diversi residenti della provincia di Ghazni avevano preso le armi nelle scorse settimane contro i talebani locali per espellerli dai distretti dove avevano imposto la chiusura delle scuole.

Gli analisti si chiedono se si tratti di un movimento spontaneo o se dietro vi sia qualche gruppo antagonista dei talebani. ”E’ ancora presto per dirlo con precisione”, spiega una personalita’ politica afghana, chiedendo di non essere identificata. ”E’ la storia afghana che si ripete – prosegue la fonte – quando il Paese era brutalmente controllato da mujaheddin, sono venuti i talebani e li hanno scalzati. Ma con loro la vita è ancora peggiorata, e la gente si rivolta. C’e’ chi vede dietro questo fenomeno il gruppo Hizb-e-Islami di Gulbuddin Hekmatyar, che si oppone al governo, ma con il quale sta trattando”.