Afghanistan, rame petrolio e bombe Il Grande gioco riparte da Aynak

Pubblicato il 21 luglio 2010 12:00 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2010 12:00

da: La Stampa

Abbassa lo sguardo il dirigente afghano, prima di ammettere che «sì, questo posto ha solo una speranza: avere una speranza». Siccome però parla di cose che definisce più grandi di lui, implora di restare senza nome. Perché quel tesoro di minerali da mille miliardi di dollari, la cui scoperta è stata annunciata qualche settimana fa con grande clamore, è certo un dono divino per un Paese disperatamente povero, ma il fatto è che tutti vogliono metterci le mani. E «non sempre a fin di bene». Con in palio un premio in grado di cambiare le sorti di interi popoli, in Asia Centrale, c’è un gioco di potere che rischia di consumare terre dove la storia usa ripetersi. Un nuovo Grande gioco, una partita a scacchi nella quale può capitare che le pedine non vengono mangiate, ma fatte saltare in aria con le bombe.

Che in Afghanistan non si scherzi lo sanno bene i cinesi della MCC: pensavano di rispettare i tempi quando, a settembre 2009, il loro presidente, Shen Heting, fissò per la fine del…

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