Africa/ La svolta di Obama: Gli Usa in prima linea per la democrazia e la risoluzione dei conflitti

Pubblicato il 11 Luglio 2009 10:11 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2009 10:11

Una nuova politica per l’Africa. Barack Obama ha le idee chiare ed è pronto a dare l’ennesimo segnale di discontinuità rispetto all’amministrazione Bush ripensando radicalmente il ruolo Usa nei conflitti africani.

Nel discorso al parlamento ghanese previsto per sabato 11 luglio, il presidente dovrebbe proprio puntare il dito sui conflitti, Sudan e Congo su tutti, come principale ostacolo alla “rinascita africana”.

Nei programmi del leader della casa bianca ci sarebbe quello di mandare in Africa centrale un inviato, col compito preciso di analizzare la situazione e prendere le contromisure necessarie.

La prima “zona calda” deputata all’analisi Usa è il Congo, squassato da una guerra civile  in fase virulenta da 15 anni. Il problema da affrontare si chiama Fronte Democratico per la liberazione del Ruanda. Si tratta di un gruppo di ribelli, che si nascondono nella giungla congolese,  guidati da uno dei responsabili del genocidio ruandese.

Secondo fonti dell’amministrazione Usa, la strategia prevista sarà un mix di diplomazia e minacce. Una pressione giudicata sufficiente per piegare la resistenza del fronte.

Altri conflitti da risolvere sono quello del nord dell’Uganda, dove agisce l’Esercito di Liberazione del Signore del fanatico Joseph Kony.

Se la diplomazia non dovesse essere sufficiente, gli Stati Uniti potrebbero ricorrere ad una minaccia ben più concreta: affiancarsi o sostituire del tutto i caschi blu dell’Onu.

Sul fronte Somalo, invece, la linea Usa è quella di fornire armi ad un esercito governativo fragile e mal equipaggiato. Scelta, quest’ultima, non condivisa da Daniel Volman, direttore dell’Istituto di Ricerca per la Sicurezza Africana.

Volman teme che una politica simile possa incoraggiare i governi a risolvere i problemi interni con un sistematico uso della forza.

Critica, invece, la situazione nel Darfour. Obama si è esposto in campagna elettorale promettendo una rapida ed efficace azione nella zona. Gli Usa, poi, non si fidano del governo di Khartoum ma la situazione  complessa e in costante divenire, rende difficile pianificare una strategia di intervento.