Algeria. Bouteflika pone fine allo stato di emergenza dopo 19 anni

Pubblicato il 25 Febbraio 2011 12:58 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2011 12:58

Dimostranti circondati dalla polizia ad Algeri

ALGERI, ALGERIA – Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha posto fine allo stato di emergenza nel Paese in vigore da 19 anni con un gesto, secondo gli osservatori, destinato a cercare di placare l’opposizione ed evitare rivolte come quelle in atto nel resto del mondo arabo, a quanto riferisce la Reuters.

La fine dello stato di emergenza era una delle richieste dei gruppi di opposizione che hanno organizzato ad Algeri, la capitale, manifestazioni settimanali tese ad emulare quelle in Egitto e Tunisia.

Ma uno degli organizzatori delle proteste ha detto che la fine dello stato di emergenza non è sufficiente, e che il governo deve varare altre riforme democratiche.

A Washington il presidente Barack Obama si è rallegrato della decisione di Bouteflika, ma ha aggiunto che il governo algerino deve fare di più. ”Questo è un segnale positivo che il governo algerino ascolta e va incontro alle aspirazioni del suo popolo, e noi ci aspettiamo che intraprenda altre iniziative per consentire agli algerini di poter contare sui diritti universali”, ha detto Obama.

L’Algeria è un Paese di notevole importanza energetica che pompa il suo gas naturale e lo invia in Europa tramite gasdotti posati sul fondo del Meditarraneo.

Lo stato di emergenza fu imposto per aiutare le autorità a combattere ribelli islamici, ma negli scorsi anni le loro attività violente si sono diradate e i critici del governo lo hanno accusato di averlo mantenuto allo scopo di reprimere gli aneliti di libertà politiche.

Ma la fine dello stato di emergenza, rilevano gli analisti, avrà poche implicazioni pratiche. Sono state infatti adottate nuove norme che consentono ai militari di continuare ad essere coinvolti nella tutela della sicurezza nazionale, come lo erano quando vigeva lo stato di emergenza.

E’ quindi probabile che Bouteflika, 73 anni, continuerà a restare sotto pressione sia da parte dei manifestanti che dell’establishment per introdurre altri cambiamenti in senso democratico e spiegare alla popolazione quale è ora il suo programma politico.