Ali Agca accusa: “Fu il Vaticano a organizzare l’attentato a Giovanni Paolo II”

Pubblicato il 10 Novembre 2010 11:13 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2010 12:01

Ali Agca

Non c’entra la Cia, neanche il Kgb: fu il Vaticano a orchestrare l’attentato a piazza San Pietro contro papa Wojtyla. Lo dichiara Ali Agca, il turco che materialmente sparò al pontefice il 13 maggio 1981.

Agca, che è stato scarcerato lo scorso mese di gennaio 2010 dopo aver scontato 29 anni e due mesi di carcere per l’uccisione di un noto giornalista turco, ha fatto le sue dichiarazioni durante il talk show ”Stanza cosmica” trasmesso ieri sera dalla Tv statale turca Trt.

Agca fa un nome preciso: l’ordine arrivò dal cardinale Agostino Casaroli, all’epoca segretario di Stato Vaticano ora defunto. “Sicuramente il governo del Vaticano stava dietro al tentativo di assassinio del Papa. Lo aveva deciso il cardinale Agostino Casaroli, numero due del Vaticano”.

Casaroli – secondo quanto riferito da Agca – avrebbe utilizzato due suoi agenti, uno identificato dall’ex lupo grigio come ”padre Michele” ed una seconda persona, per far arrivare l’ordine agli esecutori materiali. ”Ho fatto le prove per l’attentato insieme con padre Michele e un altro agente del Vaticano. Li ho incontrati diverse volte e siamo stati insieme anche in Piazza San Pietro per pianificare l’attentato”. L’arma usata, ha detto ancora Agca, era arrivata dall’Austria.

”Ho ricevuto 50.000 dollari per compiere l’attentato” ha aggiunto Agca secondo cui – in base agli ordini ricevuti – egli non avrebbe dovuto uccidere il Papa ma solamente ferirlo ”per far avverare una delle profezie di Fatima”. ”Michele mi aveva garantito che dopo due anni di prigione sarei stato liberato”. Scopo del ferimento del Papa era, secondo Agca, quello ”di far crollare l’impero sovietico. Dopo l’attentato, l’ostilità contro l’Unione Sovietica è aumentata e tutto si è svolto come loro (gli ideatori dell’attentato) desideravano”.

Agca ha detto ancora che nell’attentato non erano implicate né la statunitense Cia né il Kgb sovietico né altri servizi segreti e che la cosiddetta ”pista bulgara” venne creata sia per depistare le indagini sia per colpire l’Urss. Infine, quando nel dicembre 1983, il Pontefice andò a trovare il suo attentatore in carcere ”non mi chiese niente circa i mandanti dell’attentato perché sapeva molto bene che dietro c’era il Vaticano”, ha concluso Agca.

In un articolo del 2006 ripreso dal sito Dagospia, Alfio Caruso de La Stampa scriveva a proposito cella lista dei 121 ecclesiastici iscritti alla massoneria. “L’elenco era stato pubblicato dalla rivista Op, diretta da Mino Pecorelli, membro della P2, al centro di trame e ricatti tra servizi segreti, finanza e politica. Una mano anonima aveva inserito l’articolo nella rassegna stampa sfogliata ogni mattina dal Papa. Questi aveva subito chiesto al cardinale Felici se la lista potesse essere veritiera. Verosimile, era stata la risposta. L’elenco faceva impressione: comprendeva monsignor Agostino Casaroli, ministro degli Esteri della Santa Sede, il cardinale Ugo Poletti, vicario di Roma, il cardinale Sebastiano Baggio, Marcinkus, monsignor Donato De Bonis, dello Ior, don Virginio Levi, vice direttore dell’Osservatore Romano, padre Roberto Tucci, direttore della Radio Vaticana, monsignor Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI”.