Alto ufficiale afghano fa ripartire la giostra: “Qui pagano tutti i talebani, tranne Usa e Gb”

Pubblicato il 15 Ottobre 2009 17:22 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2009 17:37

talebano_afghanoAlle 16 e quattro minuti del 15 ottobre, quando almeno la polvere della tempesta sembra essersi posata sulla giornata di rivelazioni, imbarazzi, smentite e promesse di denuncia, arriva un dispaccio dell’agenzia francese France Presse: «Un alto ufficiale dell’esercito afghano riferisce che molti paesi nato in Afghanistan, Italia compresa, pagano i talebani perchè i loro soldati non vengano attaccati. Quella delle mazzette ai talebani è una pratica diffusa, tranne che per inglesi e americani…». E la giostra riparte: troppe coincidenze perchè sia solo un caso o un equivoco.

La giostra era partita al mattino, messa in moto dal quotidiano Times. C’era scritto, sulla base di fonti che altre non sarebbero che i servizi d’intelligence usa, che gli italiani a Sarobi ed Herat avevano pagato. Mazzette pagate dai nostri uomini dell’intelligence per evitare attacchi. E non da oggi, sarebbe una pratica messa in atto sia sotto il governo Berlusconi che sotto quello di Prodi. Insomma, pagare sarebbe un’abitudine italiana, un elemento strutturale della nostra strategia di pacificazione. Il ministro La Russa definiva il tutto «spazzatura», Palazzo Chigi rispondeva con un comunicato in cui negava anche solo l’ipotesi e ricordava gli attacchi subiti dai militari italiani. La Russa rincarava la dose del fastidio e dell’indignazione italiana: «Ho dato incarico di querelare quel giornale».

Qui si fermava il primo giro di giostra, poi arrivava quell’alto ufficiale afghano…Che molti di quelli che sbrigativamente chiamiamo talebani siano una sorta di mercenari arruolati dai talebani in senso stretto e pagati a cifre superiori a quelle che percepiscono gli stessi soldati regolari di Kabul è cosa nota ed ammessa. Al punto che a Washington qualcuno gioca con il paradosso se non sia più economico comprarsi tutti o buona parte degli “insorti” piuttosto che combatterli. Hanno fatto i conti: se fosse possibile, almeno in termini di denaro costerebbe di meno.

In questo quadro non è impossibile che il «contatto e il dialogo con le popolazioni” sia talvolta scivolato verso la sovvenzione in denaro. Tanto più da parte di quei governi e contingenti che non mancano certo di coraggio ma trovano più utile politicamente diminuire il numero delle perdite e garantire almeno un simulacro di pace nelle zone afghane sotto la loro amministrazione. Fatta anche la tara del “dispetto” americano ingigantendo queste voci e facendole arrivare alla stampa, resta la considerazione che qualcosa qualche volta può essere accaduto. Nella migliore e più probabili delle ipotesi, non mazzette di corruzione o di paura ma mazzette di pace, la “carota” usata insieme al bastone dell’intervento militare.