Arabia Saudita, dieci attiviste per i diritti umani a processo dopo un anno di carcere

di Caterina Galloni
Pubblicato il 15 marzo 2019 7:16 | Ultimo aggiornamento: 15 marzo 2019 0:51
Arabia Saudita, dieci attiviste per i diritti umani a processo dopo un anno di carcere (foto Ansa)

Arabia Saudita, dieci attiviste per i diritti umani a processo dopo un anno di carcere (foto Ansa)

ROMA – A Riyadh, Arabia Saudita, è iniziato il processo a dieci attiviste della lotta per i diritti delle donne saudite, a un anno di distanza dal loro arresto in seguito al giro di vite contro il dissenso.

Loujain al-Hathloul, che ha fatto una campagna per il diritto alla guida delle donne saudite, e un’accesa attivista è comparsa davanti alla Corte penale di Riyadh. Il processo da alcuni è considerato come una minaccia ad attivisti e oppositori, come mostra l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi al consolato saudita a Istanbul, compiuto da agenti sauditi inviati in Turchia e denunciato a livello mondiale.

La settimana scorsa, più di 30 paesi hanno criticato l’Arabia Saudita al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la detenzione delle attiviste. Davanti alla Corte penale sono comparse Aziza al-Yousef, Eman al-Nafjan e Hatoon Al-Fassi, insieme ad altre sei donne non identificate. Il presidente della Corte, Ibrahim al-Sayari, ha annunciato l’inizio del processo ai giornalisti e a una decina di diplomatici a cui tuttavia è stato impedito di partecipare all’udienza, e ha motivato il processo a porte chiuse per delle preoccupazioni in materia di privacy.

All’epoca degli arresti, la procura aveva detto che cinque uomini e quattro donne erano detenuti con l’accusa di sabotaggio della sicurezza e della stabilità del regno e di attività svolte in collaborazione con non meglio precisate forze estere ostili. I media appoggiati dallo stato li hanno etichettati come traditori e “agenti delle ambasciate” straniere. ALQST, un gruppo per i diritti sauditi con base a Londra, ha riferito che le donne sono state accusate ai sensi della legge legge sulla criminalità informatica del regno, la quale prevede pene detentive da uno a dieci anni. Durante più di nove mesi di detenzione e interrogatori, secondo quanto affermato da gruppi in difesa dei diritti umani, gli attivisti non hanno potuto contattare gli avvocati.

Il processo non si svolge di fronte ad una corte penale ordinaria bensì davanti ad una specializzata, creata per occuparsi di casi di “terrorismo”, ossia giudicare gli oppositori politici. Secondo alcuni critici il caso ha messo in luce i limiti delle promesse del principe ereditario Mohammed bin Salman di modernizzare l’Arabia Saudita. Il principe ha corteggiato l’Occidente per sostenere ambiziose riforme economiche e sociali, ma la sua reputazione è stata offuscata dopo l’assassinio di Khashoggi. La protesta contro l’omicidio ha aumentato il controllo sugli attivisti per i diritti delle donne detenute, tra cui anche Nouf Abdelaziz, Mayaa al-Zahrani, Samar Badawi, Nassima al-Saada, Shadan al-Onezi, Amal al-Harbi e Mohammed al-Rabia. Sembra che alcune delle donne, inclusa Hathloul, siano rimaste per settimane in isolamento e subito abusi, maltrattamenti e torture tra cui scosse elettriche, frustate e violenza sessuale. Accuse che gli agenti sauditi respingono.

Fonte: Daily Mail.