Arabia Saudita. La Primavera Araba arriva con le donne al volante

Pubblicato il 17 Giugno 2011 19:29 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2011 19:29

Donne saudite

RIYAD, ARABIA SAUDITA – La Primavera Araba è incredibilmente arrivata anche in Arabia Saudita, in versione femminile. Affatto intimorite di essere arrestate, le donne del regno sono pronte a sfidare il bando che le vieta di guidare qualsiasi cosa su ruote, perfino le biciclette.

La loro campagna, lanciata su Facebook e chiamata Women2drive (Donne alla Guida) è cominciata venerdi e continuerà ”fino a quando un decreto reale non consentirà alle donne di guidare”. La ultra-conservatrice Arabia Saudita è l’unico Paese al mondo dove esiste questo tipo di divieto.

Ma, incoraggiata dalle rivolte popolari in Medio Oriente e Nord Africa per ottenere libertà e democrazia, la giornalista e scrittrice Badriya al-Bishr, ha detto che ”ora saranno le donne, principali vittime della soppressione, a portare la bandiera del cambiamento nella società saudita”. Nel regno non esiste una legge che vieta alle donne di guidare, ma il divieto nasce da un editto religioso fatto proprio dal ministero dell’Interno.

Le donne saudite hanno a che fare con una pletora di costrizioni, che vanno dal dover essere coperte in pubblco dalla testa ai piedi, all’obbligo di essere accompagnate da un guardiano maschile quando viaggiano, alle dimiscriminazioni quando cercano un posto di lavoro. A causa del bando, per viaggiare in auto le saudite devono assumere autisti stranieri che si mangiano parte dei loro stipendi. Se non posso permettersi un autista, devono essere accompagnate da un membro maschio della loro famiglia.

”La leadership saudita dovrebbe decidersi a prendere una decisione riguardo al diritto delle donne di guidare”, dice la Bishr, che aggiunge: ”La società saudita è cambiata. Il 60 per cento della popolazione è giovane e sono desiderosi di una vita moderna”. Alcune donne non hanno neanche atteso l’inizio della campagna Women2drive e si sono messe a guidare, ma ne hanno subito pagato le conseguenze. Manal al-Sherif, una madre di 32 anni, è stata imprigionata per due settimane il mese scorso per aver violato il bando. Numerosi casi simili sono accaduti di recente.

Ma per ottenere il loro diritto a manovrare un volante le attiviste hanno assicurato che non ci saranno rivolte o dimostrazioni. La parola d’ordine è che le donne comincino a guidare individualmente, dovunque si trovino, con l’obbligo però di portare sempre il velo islamico. Informa la scrittrice Bishr su Facebook e Twitter: ”Non siate spaventate se sarete arrestate. La polizia vi chiederà solo di firmare un impegno a non guidare più”. Certo, la recidività potrebbe portare a provvedimenti più severi. E molti dubitano che il re Abdullah ceda alle pressioni delle donne e annulli il bando.