Arabia Saudita. Per Al Qaeda il confine con lo Yemen è una porta aperta sul mondo

Pubblicato il 27 Ottobre 2010 14:13 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2010 18:01

Il remoto e desolato confine tra l’Arabia Saudita e lo Yemen, lungo all’incirca 2.500 km, che un tempo era attraversato solo da Beduini e capre, è diventato l’emblema della crescente minaccia globale rappresentata dallo Yemen: ora ci passano combattenti di Al Qaeda, ribelli sciiti, contrabbandieri di droga e di armi e un flusso di profughi tra i più grandi del mondo.

Ogni giorno, scrive il New York Times, centinaia di immigranti illegali vengono presi e rispediti nello Yemen – uno dei Paesi più poveri del mondo – inclusi molti provenienti dall’Africa che attraversano i deserti dello Yemen per sfuggire alla guerra e alla fame.

La facilità con cui si attraversa il lunghissimo confine è essenziale per la sezione yemenita di Al Qaeda, che è diventata una minaccia terroristica di prima grandezza sia per gli Stati Uniti che per i Paesi arabi. Al Qaeda recluta terroristi in Arabia Saudita, da dove possono entrare e uscire a piacimento, ed invia quindi i militanti oltreconfine dove cercano di assassinare i leader sauditi nel tentativo di rovesciare il governo.

Per cercare di fermare questo traffico, le autorità saudite hanno speso miliardi di dollari per rafforzare il confine, evacuando numerosi villaggi che lo attraversavano e costruendo elaborati sistemi per tener fuori gli intrusi. Ma nonostante le misure di sicurezza, il confine è diventato sempre più instabile. Un anno fa ribelli yemeniti uccisero una guardia di confine saudita, dando luogo ad una breve guerra che fu una tremenda umiliazione per le forze armate di Ryad, bene equipaggiate ma inesperte.

In tre mesi almeno 133 soldati sauditi ci rimisero la vita, e i combattimenti allarmarono l’intero mondo arabo sunnita, il quale teme la possibilità che l’Iran possa appoggiare i ribelli yemeniti – che aderiscono alla setta sciita chiamata zaydismo – e fare del confine un altro fronte di combattimenti settari.

La sezione yemenita di Al Qaeda ha sovente dichiarato che può facilmente infiltrare il confine e raggirare la rete di informatori sauditi nella zona. L’anno scorso un militante suicida passò il confine e poco mancò che riuscisse ad assassinare il principe Muhammad bin Nayef, capo dell’antiterrorismo saudita. Nell’ottobre del 2009, Yusef al-Shihri, esponente di spicco di Al Qaeda ex-detenuto a Guantanamo, è stato ucciso in uno scontro a fuoco dopo aver attraversato il confine travestito da donna.

C’è poi il problema della droga, il cui contrabbando negli ultimi due anni è aumentato di un terzo. Funzionari sauditi hanno dichiarato che quest’anno sono stati sequestrati 9 mila chili di hashish.

Ben più numerosi dei contrabbandieri sono gli immigranti illegali, diventati negli anni recenti centinaia di migliaia. La maggioranza viene detenuta e rispedita nello Yemen dopo essere rinchiusi in centri di raccolta per un giorno o due. Molti di loro raggiungono lo Yemen via mare dalla Somalia o dall’Etiopia rischiando la vita in quelle acque infestate di squali. I sopravvissuti attraversano il deserto e le montagne yemenite e raggiungono, con indicibili difficoltà, il confine saudita, dove vengono respinti indietro.