Argentina, via ai matrimoni gay: la Kirchner promulga la legge

Pubblicato il 22 luglio 2010 0:59 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2010 1:09

La presidente Cristina Fernandez ha promulgato oggi la legge che consente il matrimonio tra omosessuali, approvata giovedì dal Senato al termine di un duro confronto nel Paese che si protraeva da molto tempo. Lo hanno reso noto i media locali.

«Avremmo potuto farlo prima e non abbiamo promulgato una legge, ma un passo istituzionale determinante per costruire una società che appartenga a tutti», ha assicurato la presidente nel corso di un evento svoltosi alla Casa Rosada, alla presenza di vari ministri e di organizzazioni di omosessuali e dei diritti umani che le hanno consegnato una targa ricordo.

In questo modo l’Argentina è il primo Paese dell’America Latina ed il decimo nel mondo in cui sono legali le nozze tra persone dello stesso sesso, alle quali sarà consentito anche di adottare bambini.

Anni fa, le organizzazioni gay, nonostante gli sberleffi di buona parte della società e le critiche della Chiesa e dei settori conservatori ad essa legati, hanno cominciato a parlare della necessità di una legge che consentisse il matrimonio tra i loro esponenti. Con il passare del tempo, ciò è stato permesso in alcuni municipi.

I conservatori si sono opposti con ricorsi giuridici ma, alla luce di un cambiamento di opinione nella società, soprattutto da parte dei giovani su tale problema, il governo peronista ha fatto propria l’iniziativa. Appunto per tale trasformazione, ad essa hanno finito per aderire anche esponenti dell’opposizione. Per contro, nella Chiesa hanno prevalso i settori ultraconservatori che hanno dato vita ad una mobilitazione di piazza, con slogan fuori del tempo.

«Mi sembra di essere tornata ai tempi delle Crociate e dell’Inquisizione», è sbottata in merito la presidente a poche ore dall’inizio del voto nel Senato. Dove la legge, dopo un dibattito di oltre 15 ore infarcito di luoghi comuni, è passata con 33 voti favorevoli, 27 contrari, tre astensioni e nove assenti. Tra i quali due senatrici peroniste contrarie alla legge che la presidente si era portata con sè in Cina.