Assassinio Kennedy, Lee Oswald incontrò un agente del Kgb due mesi prima di Dallas

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 ottobre 2017 6:15 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2017 20:20
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Assassinio Kennedy, Lee Oswald incontrò un agente del Kgb due mesi prima di Dallas

MOSCA – Due mesi prima che John Fitzgerald Kennedy fosse assassinato, il 22 novembre del 1963, Lee Harvey Oswald nell’ambasciata sovietica a Città del Messico incontrò Valeriy Vladimirovich Kostikov, un agente del Kgb. E’ quanto emerge da alcuni file pubblicati online dagli Archivi nazionali americani.

Kostikov era un funzionario coinvolto nel Dipartimento 13 del Kgb responsabile per sabotaggi e omicidi. L’episodio è stato rivelato in una telefonata intercettata all’ambasciata sovietica, nel corso della quale si sentiva Oswald parlare in “russo stentato”, scrive il Daily Mail.

Un altro documento rivela che l’Fbi era a conoscenza dell’incontro del 1° ottobre 1963, più di un mese prima della morte di JFK, il che significa che Oswald era già nel loro mirino. Secondo il documento, chiese alla guardia che rispose al telefono se ci fosse “qualche novità sul telegramma di Washington”.

Gli agenti dell’Fbi vennero torchiati da una commissione del Senato per non aver bloccato in settembre la visita di Oswald in Messico, due mesi prima che JFK venisse ucciso. Un agente dell’Fbi disse: “Oswald mi ha scritto all’inizio del 1962 per chiedere di aiutarlo ad accelerare un visto d’uscita per la moglie. Perché mai avrebbe dovuto dirlo?”.

Un senatore rispose: “In ogni caso, ha detto quello che l’agente sapeva essere una bugia, e quello che sto cercando di provare è che non esiste alcuna analisi all’interno di un ufficio come questo. E’ andato a Città del Messico, ha contattato il consolato cubano e l’ambasciata sovietica, è in contatto ma non sappiamo se ci sia qualcosa di losco con un agente del Kgb noto all’Fbi e Cia, sospettato di far parte del Dipartimento 13, che è la loro squadra omicidi e sabotaggi. Poi torna negli Stati Uniti, non viene mai più interrogato dall’Fbi”.

Un memorandum del luglio 1969 intitolato “un’indagine su Lee Harvey Oswald in Messico” riferisce che l’assassino è stato visto a una festa in Messico alla fine di settembre 1963. Il documento della Cia rivela che Oswald si recò a una festa in Messico, insieme a due altri americani in casa della commediografa messicana Elena Garro de Paz. La de Paz dopo la morte di Kennedy fu interrogata dall’Fbi, ma senza esito soddisfacente. Era in Messico quando Oswald, comunista, durante il suo viaggio di sei giorni andò all’ambasciata sovietica a Città del Messico.

I documenti, inoltre, rivelano che l’Fbi non esaminò correttamente la storia raccontata dalla de Paz poiché avrebbe “potuto compromettere” il Rapporto Warren. Il Rapporto o Commissione Warren era l’inchiesta del governo su Oswald e l’assassinio e concluse che questi aveva agito da solo.

Il documento sostiene che “la credibilità del rapporto Warren sarebbe stata ancor più danneggiata se si fosse appreso che queste accuse erano note e non sono mai state adeguatamente indagate dalle autorità americane competenti”.

È stato riferito che Oswald era un tiratore scelto, ma ci sono ipotesi che non può aver agito da solo come rivelato sul suo viaggio in Messico.  Secondo i file desecretati, i sovietici erano altrettanto ossessionati, come il resto del mondo, dalle teorie cospirazioniste che circondavano la morte di Kennedy.

“Secondo la nostra fonte gli agenti del Partito Comunista dell’Unione Sovietica credevano che ci fosse una cospirazione ben organizzata da parte dell‘estrema destra americana per effettuare un colpo di Stato”.  In un altro file emerge che l’ambasciatore cubano all’Onu e il suo staff, pochi giorni dopo l’assassinio, reagirono con “soddisfazione”.

È stato rivelato che durante l’inchiesta sull’assassinio, Oswald aveva collegamenti col Fair Play per Cuba, un movimento popolare che sosteneva la rivoluzione cubana. La Russia, in precedenza, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’assassinio di Jfk.

La portavoce del ministro degli esteri di Mosca, Maria Zakharova, in settimana ha detto ai giornalisti: “Da decenni le informazioni sono state tenute sotto chiave. Sarebbe vergognoso lanciare accuse alla Russia poiché le persone vogliono informazione e non disinformazione”.

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