Thailandia, Bangkok: Ancora scontri, morti e feriti, ultimatum dei militari alle camicie rosse

Pubblicato il 15 maggio 2010 8:56 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2010 19:00
Scontri a Bangkok tra polizia e manifestanti

Gli scontri tra i militari e le camicie rosse sono ricominciati  sabato per il terzo giorno consecutivo con i militari che hanno ripreso il controllo di Ding Daeng, a poca distanza dal presidio dei manifestanti.

L’esercito thailandese ha lanciato un ultimatum ai dimostranti anti-governativi: i soldati disperderanno i manifestanti se non lasceranno il presidio nel distretto finanziario della capitale Bangkok.

Tra venerdi e sabato sono state uccise almeno otto persone e il bilancio delle vittime nelle ultime 24 ore è salito a 24 morti, tutti civili. Lo riferisce il centro medico statale Erawan, precisando che tra loro non vi sono stranieri. I feriti sono invece circa 200.

Il presidio delle camicie rosse è interamente circondato da agenti in tenuta anti-sommossa e soldati. Nella zona sono visibili segnali di allerta per la popolazione, invitata a stare alla larga dal quartiere finanziario, e per i giornalisti, e cartelli con scritto “Live fire zone” (“zona di scontri a fuoco”) per i passanti.

Rinforzi dell’esercito sono in arrivo a Bangkok per dare man forte ai soldati schierati per fronteggiare le camicie rosse. Lo rende noto il quotidiano thailandese The Nation. Testimoni riferiscono via Twitter di aver visto arrivare dieci camion carichi di soldati presso l’incrocio di Ding Daeng, teatro di duri scontri nel corso del pomeriggio.

Tutta l’area è stata dichiarata “no entry zone” (accesso proibito, ndr). «C’è un piano per evacuare il quartiere di Ratchaprasong se l’occupazione non finirà» è l’ultimatum lanciato da un portavoce dell’esercito, anche se non è stato ancora stabilito quando dare inizio all’operazione.

Dopo il ferimento oggi di un fotografo di The Nation, di tre giornalisti stranieri – il più grave è un canadese che lavora per France 24, Nelson Rand colpito da tre proiettili -e di un operatore sanitario, l’unione dei giornalisti ha ordinato ai reporter di lasciare le zone teatro di scontri.

L’opposizione ha fatto intanto appello ai propri sostenitori perché rinforzino il presidio, nel timore di un nuovo blitz dell’esercito. Wallop Tangkhananurak, un ex senatore, ha lanciato un appello ai “rossi” perché evacuino immediatamente donne e bambini dalla zona di Rajprasong. “E’ pericoloso per loro rimanere nella zona della protesta”.

I manifestanti avevano annunciato in precedenza che avrebbero continuato a lottare, nonostante l’esercito avesse isolato il loro presidio nel centro di Bangkok e tagliato luce e rifornimenti. Molti di loro si difendono anche con armi improvvisate come mazze e fionde, e rischiano la vita per recuperare i corpi dei compagni caduti sotto il fuoco dei militari.

“Noi continueremo a lottare finché il governo non si assumerà le sue responsabilità” aveva detto uno dei leader delle camicie rosse, Kwanchai Praipana. Quest’ultimo aveva annunciato che i rifornimenti cominciavano a scarseggiare dopo che le truppe avevano messo posti di blocco per impedire ad altri manifestanti di raggiungere il presidio, esteso per 3,5 chilometri quadrati.

Nel primo pomerggio di sabato poi, un testimone oculare riferisce che una parte delle “camicie rosse” si starebbe recando verso la maggiore area commerciale della città. Sarebbero infatti circa 2 mila i manifestanti antigovernativi radunati sulla strada principale che porta all’area commerciale di Klong Toey, a circa due chilometri da un’area presidiata dall’esercito.

I militanti dell’opposizione hanno incendiato pneumatici e lanciato bottiglie incendiarie, mentre i soldati hanno risposto sparando in aria per cercare di disperdere i dimostranti.

Intanto il premier Vejjajiva nel primo pomeriggio di sabato 15 maggio ha dichiarato “Il governo deve andare avanti. Non ci possiamo ritirare. Quello che stiamo facendo è per il bene del paese. Non possiamo lasciare la Thailandia nelle mani di gruppi armati”.

infine, la Farnesina ha sconsigliato ai cittadini italiani di recarsi a Bangkok. Dopo la chiusura delle ambasciate statunitense e britannica, ha chiuso i battenti anche la sede diplomatica canadese, stretta tra le zone in cui si sono verificati gli scontri più gravi, vicino al parco Lumphini. Gli Stati Uniti hanno evacuato lo staff «non essenziale» dell’ambasciata nel Paese asiatico e ha esortato i cittadini americani a non viaggiare in Thailandia.