Berlusconi alla Knesset: “Questo parlamento è il simbolo della democrazia”

Pubblicato il 3 Febbraio 2010 10:52 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2010 21:31

Ultimo giorno in medio oriente per Silvio Berlusconi. In mattina il presidente del Consiglio italiano ha parlato davanti al Parlamento israleiano, la Knesset, ricevendo una vera ovazione. Ma proprio mentre il premier era intento a leggere il suo discorso, Kazem Jalali, portavoce della Commissione affari esteri e sicurezza nazionale del Parlamento iraniano ha attaccato duramente le parole di Berlusconi su Teheran. Tremano, quindi, i rapporti tra Iran e Italia.

Nel pomeriggio, poi, il Cavaliere ha partecipato ad un pranzo di gala con il presidente israeliano Shimon Peres (in cui gli ha promesso un disco con le 100 canzoni scritte con Apicella) e poi a un colloquio con il presidente palestinese Abu Mazen. Con entrambi si è fatto portatore della volontà di raggiungere una pace che possa porre fine al conflitto israleo palestinese. ù

Discorso alla Knesset. La Knesset ha tributato una autentica ovazione al discorso del primo premier italiano in visita al parlamento israeliano. Il discorso di Silvio Berlusconi ha commosso la platea confermando il totale appoggio alla politica di Israele e la centralità dell’esperienza sionista nello scacchiere mediorientale.

Il riferimento alle ultime azioni condotte a Gaza non mancherà di suscitare le reazioni dell’Autorità palestinese. Nel pomeriggio il premier incontrerà Abu Mazen a cui dovrà spiegare la sua incondizionata approvazione dell’operazione “Piombo fuso” in cui morirono numerosi civili palestinesi definita “una giusta reazione” ai missili di Hamas da Gaza.

Uno dei più stretti consiglieri politici del presidente palestinese Abu Mazen, Nemer Hammad, manda un secco messaggio al premier. «Quella degli israeliani a Gaza fu un’aggressione: c’è un rapporto che si chiama Goldstone sui crimini israeliani e qualunque cosa dica il premier Berlusconi non cambia la realtà».

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu rivolge apprezzamento a Berlusconi: «Italia è diventata paese di punta contro l’antisemistismo e il negazionismo. Silvio, tu sei un grande leader coraggioso, Israele ha un grande amico in Europa». Apprezzamenti davanti ai quali il Cavaliere rilancia l’auspicio che Israele diventi “membro a pieno titolo dell’Unione Europea”: «È un grande onore per me e per l’Italia parlare in questa nobile assemblea che è il simbolo stesso dei valori democratici su cui si fonda il vostro Paese. Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l’orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo».

Il premier israeliano usa parole di apprezzamento anche per la defunta madre di Berlusconi: «Tua mamma  – dice – fu coraggiosa ad ospitare gli ebrei».

Berlusconi cita anche le legge razziali promulgate durante il fascismo: «L’Italia trovò la forza di riscattarsi da quell’infamia attraverso la lotta di liberazione dal nazifascismo» e aggiunge: «Israele ora rappresenta il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell’ideale sionista. Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un “fratello maggiore”».

Il premier tra i 12 applausi che lo hanno interrotto ha concluso: «Mi sento davvero uno di voi. Mi sono sentito davvero uno di voi il giorno in cui ho visitato Auschwitz . Viva Israele, Viva l’Italia, Viva la pace e la libertà!»

Alla fine della relazione alla Knesset il ministro della difesa israeliano e leader laburista Ehud Barak ha commentato l’intervento di Berlusconi: «Un discorso stupendo, emozionante e vero». Tzipi Livni, leader del principale partito di opposizione Kadima, ha trovato il discorso del Cavaliere addirittura “commovente”: «Mentre altri leader tentennano – ha detto – Berlusconi ha sempre il coraggio di dire quello che pensa. Al di là della politica – ha proseguito la Livni – è una questione di valori. Lui sa distinguere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, sia che si tratti di antisemitismo, della minaccia iraniana o della lotta al terrorismo».

Attacco dell’Iran. Mentre il premier parla alla Knesset dal portavoce della Commissione affari esteri e sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, Kazem Jalali arriva un duro affondo. Ieri il premier aveva detto che era “un dovere sostenere ed aiutare la forte opposizione” in Iran. Oggi la replica di Teheran: «Sono dichiarazioni che non potranno aiutare a risolvere i problemi, ma al contrario li renderanno più complicati».

Berlusconi, però, insiste e punta il dito contro la minaccia nuclare di Teheran: «In una situazione che può aprirsi alla prospettiva di nuove catastrofi, l’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare che non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leaders hanno proclamato ‘apertamente’ la volontà di distruggere Israele ed hanno negato insieme la Shoah e la legittimità dello Stato Ebraico. Bisogna sconfiggere i disegni pericolosi del regime iraniano».

«La via da percorrere -dice- è quella del controllo multilaterale sugli sviluppi militari del programma nucleare iraniano, quella del negoziato risoluto, quella delle sanzioni efficaci: bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnando in modo determinato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica al controllo ispettivo ed alla verifica continua dei progressi del negoziato».

Parlando poi con Shimon Peres, Berlusconi continua l’affondo: «Mi impegno a operare affinchè anche gli altri leader europei e dei maggiori Paesi capiscano la gravità della minaccia nucleare iraniana. Io sono un vecchio uomo politico: dal lontano 1994 ho presieduto il G8 per ben tre volte e ogni volta – ha ricordato il premier – ho sempre portato sul tavolo il problema della sicurezza di Israele. Continuerò a farlo – ha assicurato – avvalendomi dell’amicizia che mi lega ai leader di tutti i principali Paesi».

Nei territori. Nel corso della conferenza stampa con Abu Mazen, Berlusconi è tornato a offrire la disponibilità dell’Italia per la promozione di un “piano Marshall” per i territori occupati: «Non c’è pace senza benessere». E a un giornalista che gli chiede di confermare il giudizio positivo sulla rappresaglia di Gaza, risponde in tono meno netto: «Come è stato giusto piangere le vittime della Shoah così è giusto manifestare dolore per quanto che è successo a Gaza. Sempre, quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno l’umanità ed il rapporto tra gli uomini».

«Comprendiamo l’esigenza di un fermo all’espansione degli insediamenti di Israele», che è una «condizione necessaria per avviare i negoziati in modo proficuo«, ha detto ancora Berlusconi. Il premier però spiega che «è un male per tutti noi di entrare nell’ambito dei possibili accordi. Per l’esperienza che ho la cosa da farsi è che una persona della sua saggezza – dice rivolto ad Abu Mazen – raggiunga un accordo che ritenga conveniente per il suo Stato e il suo popolo, e soltanto dopo verrà reso pubblico per essere sottoposto a un referendum tra i cittadini dello Stato palestinese».

Dopo aver dichiarato in apertura di conferenza stampa di aver “fotografato” la situazione, a un giornalista che gli chiedeva che impressione gli avesse fatto il muro costruito da Israele in Cisgiordania ha risposto: «Non me ne sono accorto, stavo prendendo appunti e riordinando le idee sulle cose che dovevo dire al presidente Abu Mazen. So di deluderla, me ne scuso».