Biden 264, Trump 214. Senato: 48 a 48. Camera: 204 a 190. The Donald in testa solo nei ricorsi

di Lucio Fero
Pubblicato il 5 Novembre 2020 10:11 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2020 10:11
Elezioni Usa. Biden 264, Trump 214. Senato: 48 a 48. Camera: 204 a 190. The Donald in testa solo nei ricorsi

Biden 264, Trump 214. Senato: 48 a 48. Camera: 204 a 190. The Donald in testa solo nei ricorsi (Foto da video)

Biden 264, Trump 214. E’ il conto dei Grandi Elettori finora assegnati all’uno e all’altro dal voto popolare nei singoli Stati che compongono gli Usa.

Oppure Biden 253, Trump 213 secondo un conteggio forse più forse meno aggiornato (dipende dagli stop agli scrutini che Trump sta comandando a ripetizione e che talvolta scattano, per poi riprendere). In ogni caso Trump dietro, secondo e, in una elezione presidenziale, quindi ultimo.

BIDEN VS TRUMP: VOTO POPOLARE, SCARTO DI MILIONI

Voto popolare, quello che molti pensano sia la misura che decide il voto in Usa. Non è così, il voto popolare non si riflette direttamente nella vittoria/sconfitta per la Casa Bianca. Quattro anni fa Hillary Clinton ebbe circa tre milioni di voti in più, ma presidente fu eletto Trump.

Perché il presidente lo eleggono i Grandi Elettori. E perché, Stato per Stato, funziona la legge dell’asso pigliatutto. Ogni Stato elegge un numero prefissato di Grandi Elettori, il candidato che ha la maggioranza dei voti si prende tutti i Grandi Elettori di quello Stato. Può cos’ accadere che uno Stato, ad esempio la California, voti al 60 o al 70 per cento per un candidato (in questo caso democratico) ma sempre quei 40 Grandi Elettori acquisisce al candidato. Non conta insomma il voto in proporzione.

Anche stavolta comunque nel voto popolare Biden è avanti di circa due/tre milioni di voti (al momento, il divario in termini assoluti è destinato a crescere).

VOTO PER LE ASSEMBLEE LEGISLATIVE

Nel voto per la Camera i Democratici, cioè Biden, sono avanti nella misura di 204 a 190. Quindi conservano la Camera che avevano già tolto ai Repubblicani nelle elezioni di medio termine (metà mandato).

Al Senato, che era a maggioranza Repubblicana, il conteggio dice ora 48 a 48.

TRUMP : FERMATE IL CONTEGGIO. OPPURE: CONTEGGIO NON VALE

L’unica classifica in cui Trump è certamente in testa è quella dei ricorsi. Ricorsi d’urgenza per fermare gli scrutini delle schede elettorali. Ricorsi in prospettiva per invalidare i conteggi già fatti. Trump non ci sta ai numeri del voto americano. La grande vittoria che aveva annunciato alla mezzanotte non c’è mai stata alla luce dei numeri.

QUI IN ITALIA: I PIU’ VELOCI…PRONTI A STRAMBARE DI NUOVO

Qui in Italia il fuso orario oltre alla disabitudine a considerare come si vota in Usa (eppure era stato spiegato e spiegato e spiegato…) hanno indotto anche i migliori, alcuni dei migliori, al commento: “Ancora una volta sottovalutato Trump”. Condito con un sommesso ma evidente: ve l’avevo detto io!

Se i numeri del voto restano quelli che sono e che si profilano, pronti a strambare di nuovo e presto si potrà leggere. “Si è sottovalutato Trump”.

Spiace, delude che la politologia a livello di carta stampata e tv assuma le fattezze, il linguaggio, il format e la sostanza del “commento tecnico” alle partite di calcio. E cioè lode a chi è in testa nel risultato, salvo poi, un minuto dopo, se quell’altro segna un gol, lode a quell’altro.

Trump non è che sia stato sottovalutato elettoralmente. E’ che le unità di misura, gli strumenti di misura della formazione del consenso non sono in grado, non sono tarati per misurare Trump (e in genere quel che chiamiamo populismo). Per mezzo secolo abbondante se distribuivi reddito e sicurezza ottenevi consenso. Ora questa catena di trasmissione non funziona più. Il consenso si forma per vie di cui non si hanno mappe.

Succede quello che spiega lo stesso Trump: “Potrei scendere e sparare alla gente sulla Quinta Strada, non perderei un voto”. Ha ragione Trump, è proprio così. E questo fenomeno sociale, culturale e politico (nel nostro piccolo il 33 per cento dei voti agli eliminatori di scie chimiche e povertà…) non è misurabile con gli strumenti adatti a misurare ciò che accadeva nei parametri delle democrazie liberali corrette, per così dire, alla socialdemocrazia. Ma questo è discorso, tema, problema, realtà, studio troppo complesso e faticoso. Meglio imparare a strambare, in pagina, rete e video. Si fa prima, non si fa fatica. 

Quindi preparatevi a leggere: Biden il silenzioso, Biden il grigio, Biden il sottovalutato…